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ARCHIVIO NOTIZIE GENNAIO 2018
11 GIUGNO 2019
Comunicato Stampa dell’Associazione Civis di Ferentino

Riattivazione dell’impianto Marangoni di Anagni: gli smemorati della bonifica

Il 28 Agosto del 2017 scrivevamo della “pratica dimenticata” riguardante il superamento delle famigerate CSC (Concentrazioni Soglia Contaminazione) rilevate dall’ARPA Lazio “sul suolo superficiale lungo il fosso posto in prossimità dello scarico della ditta Marangoni in Anagni, Loc. Quattro Strade”, per Piombo, Rame, Zinco e soprattutto PCB.

Il Ministero dell’Ambiente chiese subito l’acquisizione di documentazione all’ARPA, al Comune di Anagni ed alla Provincia di Frosinone ”per l’eventuale adozione di iniziative di competenza”.
Sono passati due anni senza alcun intervento da parte del Ministero dell’Ambiente e degli altri enti competenti, i quali sembrano afflitti da una particolare e specifica fattispecie di perdita della memoria: la sindrome Marangoni.

Eppure la normativa (Testo Unico Ambiente) è chiara: entro trenta giorni dal rilevamento della potenziale contaminazione (superamento CSC) il proprietario e/o il gestore del sito debbono provvedere alla presentazione di una dettagliata indagine ambientale (piano di caratterizzazione); inoltre debbono essere immediatamente attuati interventi per la prevenzione e messa in sicurezza onde evitare la diffusione della contaminazione.
Se il proprietario o gestore non provvedono, si debbono attivare d’ufficio gli enti competenti, nel caso il Ministero dell’Ambiente poiché la Marangoni ricade nel SIN Bacino del fiume Sacco.
Ed il luogo ove è stata riscontrata la contaminazione da PCB ed altri inquinanti, è particolarmente significativo: il fosso oggetto dell’accertamento dell’Arpa confluisce nel tristemente noto Rio S.Maria, laddove ebbe inizio l’emergenza del 2005 e nacque il SIN, corso d’acqua che a sua volta confluisce nel Sacco. Insomma, siamo nel cuore della “tempesta ambientale” della Valle del Sacco.

Alla vigilia della riattivazione dell’inceneritore di pneumatici, la questione della contaminazione e del relativo procedimento di bonifica, si fa ancora più stringente ed urgente.
Pertanto, abbiamo indirizzato al Ministero dell’Ambiente, alla Regione Lazio, alla Provincia di Frosinone ed al Comune di Anagni, una nuova istanza con la quale si richiede non solo la caratterizzazione del sito della Marangoni e le misure di messa in sicurezza, ma anche la verifica della compatibilità della riattivazione ed esercizio dell’impianto con l’esigenza di provvedere alla bonifica.

Stavolta, però, non aspetteremo una nuova recrudescenza della perdita della memoria da parte delle amministrazioni pubbliche: se necessario chiederemo al giudice compente di intervenire.

Ferentino, lì 11 Giugno 2019
Associazione CIVIS

2 GIUGNO 2019
Comunicato dell’Associazione Civis di Ferentino

Trielina nelle acque di falda a Patrica. Ed  il SIN è di nuovo al palo.

Tanti proclami, comunicati stampa, petizioni, convegni, ma nel frattempo nel territorio interessato dal SIN Bacino del fiume Sacco emergono situazioni di compromissione ambientale sempre più gravi, e che sono indizio di fonti di contaminazione ancora attive alle quali nessuno pare interessarsi con la dovuta attenzione, provvedendo agli interventi indispensabili.
Fa più notizia la schiuma nel Sacco, mentre la silenziosa diffusione di inquinamenti invisibili molto più pericolosi viene costantemente ignorata.

Nell’ambito del procedimento di Valutazione d’Impatto Ambientale per la realizzazione dell’impianto per la produzione di biogas dalla frazione organica dei rifiuti proposto dalla Recall srl a Patrica, la stessa impresa nei primi giorni di Maggio presenta l’esito delle indagini preliminari alle quali obbliga la normativa sul SIN (tutti i documenti sono pubblicati sul sito della Regione Lazio.

E viene fuori una gravissima contaminazione delle acque di falda con valori di sette volte superiori ai limiti fissati dalla normativa per il ferro, di trenta volte per il manganese, ma soprattutto di 3,5 volte per il tricloroetilene, ovvero trielina (link)un cancerogeno di gruppo 1, nel cuore della Valle del Sacco, nel Comune di Patrica, a soli 200 metri dal fiume.

In considerazione della direzione dello scorrimento delle acque di falda, verso il fiume Sacco, è possibile anzi probabile che tale contaminazione interessi anche il corso dello stesso, aumentandone la diffusione nelle sorgenti e nelle falde dell’area interessata.
Inoltre, è ragionevole presumere una fonte di contaminazione attiva la quale -in assenza di individuazione- continua e continuerà a immettere veleni verso il fiume Sacco e nel territorio di Patrica, nonché nei Comuni vicini.
E quelle stesse acque di falda possono essere utilizzate per le più svariate attività, agricole ed industriali: il rischio di interferenze con la catena alimentare animale o umana è sempre presente.

Nel 2016 e più recentemente nel 2018, l’ISPRA e l’ARPA Lazio avevano già segnalato il perdurare di elevati livelli di concentrazione del famigerato HCH nelle acque del fiume Sacco. L’area del Comune di Patrica interessata da questa nuova contaminazione da tricloroetilene fa parte del comprensorio dove insistono il  fosso Vadisi (sul quale all’attualità non sono stati effettuati interventi di messa in sicurezza), e numerosi altri siti dove sono state rilevate e certificate contaminazioni da metalli pesanti, HCH o altre sostanze ed elementi gravemente inquinanti.

Nel frattempo è fermo al palo –ancora una volta- l’avvio degli interventi di cui all’Accordo di Programma stipulato il 07 Marzo scorso fra Ministero dell’Ambiente e Regione Lazio.
A tanti proclami, dopo tre mesi non è seguita nemmeno la convocazione di una conferenza di servizi, nemmeno l’approvazione di un intervento, nemmeno l’apertura di un cantiere, e le attività di cui all’AdP erano considerate dall’ISPRA tutte urgenti ed indifferibili.

Civis ha inviato al Ministero dell’Ambiente, alla Regione Lazio, all’ARPA Lazio, alla Provincia di Frosinone, nonché al Comune di Patrica, una formale richiesta di immediato intervento affinchè si proceda all’individuazione della fonte di contaminazione da tricloroetilene e si provveda alla realizzazione di misure di messa in sicurezza atte ad evitare la diffusione degli inquinanti, nonché all’identificazione del responsabile

Di ogni giorno di ritardo si pagheranno le conseguenze non nell’immediato perché il processo di compromissione dell’ambiente e dello stato di salute della popolazione è lento, costante ed inesorabile se non si interviene rapidamente.
Ma fra dieci anni o venti scopriremo un aumento dell’incidenza delle patologie tumorali, e avremo dimenticato lo scempio oggi perpetrato ai danni della nostra terra.
In Valle del Sacco non abbiamo ancora imparato nulla.

Tutti i documenti  a breve di seguito in allegato.

Ferentino, lì 2 Giugno 2019
Associazione CIVIS

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