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ARCHIVIO NOTIZIE GENNAIO 2020
21 GENNAIO 2020
 
SIN Bacino del fiume Sacco: la nuova caratterizzazione delle fasce agricole ripariali

L’accordo di programma stipulato nel Marzo 2019 tra Regione Lazio e Ministero dell’Ambiente (all.n.1) prevede, tra gli interventi prioritari, l’esecuzione della nuova caratterizzazione delle fasce ripariali del fiume Sacco ad uso agricolo, impegnando la somma di 4 milioni di euro.
Per fasce ripariali si intendono le zone dell’ampiezza di 100 m dall’argine del fiume oltre ad alcune aree inondabili; tali aree furono interdette all’uso agricolo e zootecnico con le ordinanze commissariali della Regione Lazio del 2005 e del 2010 (all.n.2 e n.3).
Infatti, l’indagine ambientale (la caratterizzazione conclusa nel 2008, all.n.4) aveva rilevato la presenza di contaminanti nel suolo e nel sottosuolo, costituiti da βHCH e metalli pesanti, e pertanto l’autorità preposta aveva disposto l’inibizione all’uso dei suoli per evitare che gli inquinanti entrassero a contatto con la catena alimentare umana ed animale: una misura di tutela non solo ambientale ma anche sanitaria.
Le fasce ripariali si estendono lungo tutto il fiume Sacco, da Colleferro a Falvaterra, con una superficie complessiva di circa 1000 ettari.

(fasce ripariali in territorio del Comune di Ferentino – carta perimetro SIN di cui al DM 321/2016)
 
(fasce ripariali in territorio del Comune di Ferentino – carta perimetro SIN di cui al DM 321/2016)

La Regione, quale soggetto attuatore dell’accordo di programma, ha quindi avviato il procedimento per la nuova caratterizzazione delle fasce ripariali per verificare “l’eventuale permanenza degli inquinanti che ne decretarono l’interdizione dell’Ex Commissario Delegato in fase emergenziale”, come indicato nell’avviso recentemente inoltrato ai Comuni (all.n.5)

Con una serie di incontri pubblici presso i Comuni della valle del Sacco, svoltisi dal 13 Gennaio 2020 in poi, la Regione ha, quindi, inteso informare i proprietari dei terreni ricadenti nelle fasce ripariali ed oggetto della nuova caratterizzazione, nonché i rappresentanti degli enti coinvolti, delle associazioni di categoria e delle associazioni di cittadini, sui tempi e procedure che verranno attuate per tale importante intervento.
 
L’associazione CIVIS ha partecipato alle riunioni del 14 e 15 gennaio, rispettivamente nei comuni di Ferentino, Frosinone e Ceccano, e con il presente articolo intende informare i soci ed in particolare i cittadini di Ferentino dell’esito di questi incontri.
 
I rappresentanti della Regione hanno spiegato che gli interventi consistono in:
 
a) Studio idrogeologico del sito SIN valle del Sacco, che intende accertare il movimento delle acque sotterranee al fine di individuare dove i contaminanti possano essersi spostati e raccolti nel sottosuolo, per determinare le fonti;
 
b) Campionamenti sui suoli e sottosuoli sui terreni delle fasce ripariali, che verranno effettuati con dei carotaggi -in numero di 5/10- per ettaro ad una profondità massima di 80 cm, e analizzati per individuare la presenza e la quantità dei contaminanti eventualmente rilevati;
 
c) Campionamento dei prodotti vegetali, il cui studio consentirà di accertare il rischio di penetrazione dei contaminanti nella catena alimentare.
 
Una delle finalità degli interventi è restituire i terreni all’uso cui erano destinati “escludendoli dall’interdizione”, sempre che sia verificata l’assenza di contaminazione; mentre, nel caso in cui permanga la contaminazione, la nuova caratterizzazione permetterà di elaborare e predisporre le eventuali misure di messa in sicurezza e successiva bonifica.
 
In entrambi i casi, i terreni non saranno comunque esclusi dalla perimetrazione del SIN poiché queste analisi vanno a studiare la sola porzione superficiale del terreno -80cm; non sarà quindi opera di indagine in queste analisi preliminari il volume di terreno sottostante.
 
Incrociando i dati dei vari studi e la caratterizzazione del 2008, si avrà un quadro più chiaro della situazione.
 
Inoltre, i rappresentanti della Regione hanno richiesto ai Comuni e ai proprietari dei suoli la loro collaborazione per l’accesso ai terreni che saranno oggetto dell’indagine ambientale; in ogni caso sarà onere dei Comuni notificare ai proprietari apposita ordinanza con la quale sarà loro imposto di concedere l’accesso ai terreni per l’esecuzione delle operazioni di prelievo dei campioni.
 
I tempi di realizzazione dell’intervento e i vari step sono stati indicati in modo sintetico e generico come segue:
1. Definizione dell’area di campionamento con l’individuazione esatta dei luoghi di indagine entro 4 mesi,
2. Avvio del campionamento dopo 4 mesi,
3. Conclusione ed esito della caratterizzazione delle aree agricole entro 2 anni.
È stato subito evidente che la complessità geomorfologica e idrogeologica della valle del Sacco, la diversità della tipologia dei suoli e le differenze di composizione degli stessi, non aiutano a delineare un piano di intervento uguale per ogni ettaro dell’asta fluviale ma impongono di dover analizzare “metro per metro” ogni area delle fasce ripariali, al fine di avere un quadro completo della situazione ed una esatta fotografia dello stato ambientale.

Inoltre, la Regione Lazio dovrà dirimere la questione circa la destinazione urbanistica delle fasce ripariali, giacché una parte di queste ricadono nei perimetri delle Aree Industriali e quindi la loro destinazione ed uso non è agricolo ma produttivo; quali criteri d’indagine per l’individuazione della presenza di contaminazione dovrà adottare la Regione per le fasce ripariali ricadenti negli ASI? Quelli per le aree agricole e di cui al recente Decreto Ministeriale n.46/2019 o quelli per le aree industriali di cui al DLgs.vo 152/2006 ed alle Linee Guida del SIN di cui al DM 370/2017?
Sono problematiche di tipo tecnico ma che hanno immediate ricadute sui proprietari dei terreni.

Nelle prossime settimane e mesi, perciò, si succederanno diversi adempimenti, scadenze ed attività.
L’associazione CIVIS nell’ambito del progetto “Appennino fragile” svolto con i volontari del servizio CCP –corpi civili di pace- è pronta a mettere a disposizione dei proprietari dei terreni in fascia ripariale del fiume Sacco (fra i quali vi sono numerosi soci dell’associazione) tutte le informazioni e la documentazione in suo possesso riguardanti l’intervento preannunciato, e a fornire spiegazioni e delucidazioni a chi ne farà richiesta a titolo assolutamente gratuito.
Chi fosse interessato può contattare l’associazione telefonicamente al numero 392 0834660 o tramite mail civis.ferentino@gmail.com.

*

A nostro parere è sicuramente positivo ed importante che si proceda finalmente al primo intervento che riguarda il SIN Bacino del fiume Sacco, soprattutto riguardo la tutela della salute dei cittadini; infatti, la nuova caratterizzazione della fasce ripariali -come più volte sottolineato dai rappresentanti degli uffici regionali e di ARPA Lazio- ha le caratteristiche di una misura di prevenzione sanitaria, volta ad individuare e prevenire di rischi di penetrazione dei contaminanti nella catena alimentare animale e quindi umana.
 
D’altro canto, però, ci sembra prematuro parlare di avvio concreto della “bonifica della valle del Sacco” come rivendicato sulla stampa da diversi rappresentanti istituzionali, infatti bisognerà attendere ancora diversi mesi affinchè sia avviata la campagna di campionamenti e almeno due anni per averne l’esito.
 
Si tratta di un percorso lungo che già sconta ritardi rispetto al cronoprogramma di cui all’accordo del marzo scorso.



Ad esempio proprio in relazione alla caratterizzazione e messa in sicurezza dell’ex cartiera di Ferentino -che ci riguarda più da vicino- i rappresentanti regionali hanno esplicitato risentimento per la notifica dell’atto di diffida inoltrato da Civis nel Dicembre scorso (all.n.6), ma hanno anche ammesso una serie di difficoltà ed incagli che ritarderanno di sei mesi l’approvazione degli atti e l’avvio dell’intervento.
Fatto sta che, finora, non è stato dato riscontro al sollecito per l’avvio dell’intervento sulla ex Cartiera di Ferentino: una risposta della Regione che indica i tempi di attuazione non è pervenuta.
E’ contraddittorio, per i vertici dell’amministrazione regionale, predicare la partecipazione degli stakeholder e nello stesso tempo ignorarne le istanze.

Inoltre, non solo l’associazione CIVIS ma altri soggetti intervenuti agli incontri, hanno evidenziato la necessità di maggiore informazione e trasparenza da parte della Regione, la quale ha assicurato che in tempi brevi verrà aperto un sito web per monitorare l’avanzamento dei lavori sul SIN.

L’auspicio è, perciò, che ci sia un’accelerazione delle procedure di esecuzione di questi interventi, evitando propaganda e proclami, attuando nel contempo una maggiore informazione e trasparenza sui procedimenti.
 
Infine, una questione che Ministero dell’Ambiente e Regione dovranno affrontare e che è stata più volte fatta oggetto di domande negli incontri della settimana scorsa, è quella dei risarcimenti dei danni ai proprietari dei terreni che hanno subito l’inibizione delle attività agricole, con la conseguente perdita di reddito dall’uso della loro proprietà.
 
Infatti, la loro posizione è quella di proprietari non responsabili della contaminazione, ovvero di chi non avendo provocato l’inquinamento ne subisce però le conseguenze, con il diritto di rivalersi su coloro i quali, invece, hanno provocato la detta contaminazione il cui vettore è stato ed è il fiume Sacco che ha trasportato e diffuso gli inquinanti sulle fasce ripariali.
 
Orbene, le autorità preposte alla tutela e salvaguardia ambientale (Comuni, Provincia, Regione e Ministero dell’Ambiente), hanno individuato i responsabili?
Esiste un atto amministrativo o una sentenza nel quale sono indicati i nomi o la ragione sociale dei responsabili, ed ai quali chiedere il risarcimento dei danni, anche ambientali?
Pare di no, che non esista un tale elenco e neppure l’individuazione -formale e riscontrata- dei responsabili della contaminazione del fiume Sacco, o almeno noi non l’abbiamo trovata.

Ebbene, i proprietari dei terreni non potranno che rivalersi, quindi, solamente sugli enti che avevano -ed hanno- l’obbligo di vigilare sullo stato ambientale del fiume Sacco?
É  un’altra domanda che avrà bisogno di una risposta chiara.

Ferentino, lì 21 Gennaio 2020
Associazione CIVIS

2 GENNAIO 2020
Sembravano dolcetti ma era carbone
Il Programma di Valutazione Epidemiologica sulla Valle del Sacco è senza fondi, ed il Presidio Sanitario e Ambientale Pre.S.A. di Anagni è stato cancellato

Qualche anno fa si usava -e ancora si usa- riempiere la calza della Befana di tocchetti di quello che sembrava carbone ma in realtà era un dolce di zucchero, per stupire i bambini i quali dopo l’iniziale delusione gioivano per la sorpresa.
La Regione Lazio nei confronti dei cittadini e delle amministrazioni comunali della Valle del Sacco ha fatto il contrario: nella calza della Befana ha messo quelli che appaiono come gustosi dolcetti dall’incarto colorato e scintillante ed invece una volta aperti sono in realtà pezzi di nero carbone.

*

1. Con una serie di trionfali comunicati stampa del 12 Dicembre u.s., la Regione Lazio e diversi rappresentanti politici annunciano “la realizzazione del "Programma di valutazione epidemiologica", cioè della verifica dello stato di salute della popolazione residente nella Valle del Sacco”:
 
   
L’avvio del “Programma di Valutazione epidemiologica della popolazione residente nel SIN Bacino del fiume Sacco” era atteso da oltre due anni e mezzo, allorché la Giunta della Regione con la Deliberazione n.228 del 9 Maggio 2017 (n.1) aveva approvato il progetto del Dipartimento di Epidemiologia della Regione DEP Lazio, che prevedeva:
-il detto Programma di Valutazione Epidemiologica per tutti i residenti nei Comuni ricadenti nel perimetro del SIN Bacino del fiume Sacco;
-la realizzazione del Pre.S.A. Presidio Sanitario ed Ambientale presso l’ex Ospedale di Anagni, nel quale svolgere attività di prevenzione sanitaria per i cittadini dei Comuni ricadenti nel SIN.

Anche all’epoca una pioggia di entusiastici interventi salutò il provvedimento della Giunta regionale:
 
 
Successivamente, però, il progetto non vede mai la sua attuazione nonostante i solleciti che provengono dal territorio.
 
2. Finalmente, nel Marzo 2019 il “Programma di Valutazione Epidemiologica” viene inserito nell’elenco degli interventi di cui all’Accordo di Programma fra Ministero dell’Ambiente e Regione Lazio per il SIN Bacino del fiume Sacco (n.2), il cui cronoprogramma ne prevede l’avvio entro la fine del 2019:
 

 
 
Le somme stanziate dall’Accordo di Programma per la realizzazione del progetto del DEP Lazio corrispondono all’importo indicato nel 2017 dalla Regione Lazio:
 


3. In occasione del Tavolo Tecnico sul SIN Bacino del fiume Sacco convocato presso la Provincia di
Frosinone il 19 Dicembre scorso, viene confermato l’avvio del “Programma di Valutazione Epidemiologica
delle popolazioni residenti nel SIN Valle del Sacco”:


A chi scrive qualche dubbio era venuto, per due motivi:
-il testo del provvedimento della Regione Lazio che avviava il Programma di Valutazione Epidemiologica
non era noto;
-nell’incontro pubblico svolto a Colleferro il 22 Novembre 2019, gli uffici regionali avevano divulgato
alcune slide che sui finanziamenti per l’intervento riportavano un bel punto interrogativo:


 
Perciò, Civis unitamente alle associazioni APCQ e Comitato Ponte Grande di Ferentino, ha consegnato ai partecipanti al Tavolo Tecnico della Provincia una Nota (n.3) nella quale avvertiva che: “la determinazione della Regione Lazio non risulta ancora pubblicata e pertanto non si conosce il contenuto della Convenzione approvata, i tempi dell’intervento, gli uffici ed i responsabili del procedimento, le modalità di divulgazione dei risultati e dell’accesso agli stessi”.
 
4. Alla fine di dicembre, sul BUR della Regione Lazio del 27 Dicembre 2019 n.104, Supplemento n.1, viene pubblicata la Determinazione della Regione Lazio, Direzione Politiche Ambientali e Ciclo dei Rifiuti, n. G17408 del 12 Dicembre 2019 (n.4) il cui oggetto recita:
 
Approvazione modello convenzione con il Dipartimento di Epidemiologia del SSR del Lazio - ASL ROMA 1 di per la realizzazione del "Programma di valutazione epidemiologica", relativamente ai requisiti tecnici, della popolazione residente nel Sito di Interesse Nazionale (S.I.N.) Valle del Sacco – D.M. n. 321/2016 nell'ambito dell'Accordo di programma tra il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e la Regione Lazio per la realizzazione degli interventi di Messa in sicurezza e bonifica del Sito di Interesse Nazionale Bacino del Fiume Sacco”.
 
La lettura del provvedimento riserva spiacevoli sorprese:
 
A) Il perfezionamento della Convenzione con il DEP Lazio e l’avvio del Programma di Valutazione Epidemiologica, avverranno solo “all’esito dell’effettivo trasferimento al Responsabile Unico dell’Attuazione dell’ “Accordo di programma tra il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e la Regione Lazio per la realizzazione degli interventi di Messa in sicurezza e bonifica del Sito di Interesse Nazionale Bacino del Fiume Sacco” delle risorse di cui ai fondi FSC MATTM programmati”;
e di conseguenza:
“per il perfezionamento del suddetto accordo con il Dipartimento di Epidemiologia, in seguito al trasferimento dei citati fondi FSC MATTM, si procederà a formalizzare l’impegno di spesa per il costo previsto pari a € 960.000,00 quale importo massimo per il rimborso delle spesse effettivamente sostenute, previa rendicontazione”.

In sintesi, i fondi non sono arrivati, le risorse finanziarie ancora non sono state effettivamente erogate, e quindi la Regione Lazio si limita ad approvare lo schema di Convenzione con il DEP Lazio, ma l’avvio del Programma di Valutazione Epidemiologica potrà avvenire solo allorché i fondi saranno materialmente nelle casse della Regione e sarà possibile erogarli con il necessario impegno di spesa.
 
Allo stato, dopo quasi due anni e mezzo dalla sua prima approvazione del Maggio 2017, il Programma è privo di risorse per la sua concreta attuazione.

B) La realizzazione del Presidio Sanitario ed Ambientale, così detto Pre.S.A., presso l’ex ospedale di Anagni, viene del tutto cancellata.

Alla Determinazione della Regione Lazio è allegato (allegato A) il progetto/documento del DEP Lazio di cui alla deliberazione n. 228 del 9 maggio 2017 ma “aggiornato con le esigenze dello stato attuale che non prevedono la partecipazione del presidio di Anagni trasmesso dal Dipartimento di Epidemiologia del SSR del Lazio in data 7/11/2019”.
Ed infatti la Regione Lazio approva “lo schema di convenzione che si allega alla presente e l’allegato tecnico di cui deliberazione n. 228 del 09/05/2017 aggiornato con le attuali esigenze del progetto che non prevedono la partecipazione del presidio di Anagni”

Ed in effetti basta confrontare l’elaborato del DEP Lazio allegato alla Delibera di Giunta n.228 del 9 Maggio 2017 (n.1), con quello invece allegato alla Determinazione del 12/12/2019 (n.4) per constatare come il Presidio Sanitario ed Ambientale di Anagni (e la connessa attività di prevenzione sanitaria) sia del tutto sparito.

Qui l’estratto del precedente elaborato del Maggio 2017:

 
E di seguito, invece, l’estratto dell’elaborato del DEP Lazio aggiornato al Dicembre 2019:

 
Il Presidio Sanitario ed Ambientale presso la struttura dell’ex ospedale di Anagni, tanto pubblicizzato e magnificato nel 2017 e definito come una novità assoluta (“il primo presidio del genere in Italia!”), con una stringata quanto vaga motivazione (“attuali esigenze”) viene totalmente cancellato.

Da sottolineare, a margine, che persino l’Atto Aziendale della ASL di Frosinone per gli anni 2017-2019 (n.5) prevedeva la costituzione del Pre.S.A. di Anagni, laddove:
“È previsto al riguardo, sempre di concerto con la Regione ed il Ministero dell’Ambiente, un Centro di Sorveglianza Sanitaria ed Epidemiologica da collocare ad Anagni”.
E’ assai probabile che nella bozza del nuovo Atto Aziendale, recentemente approvato dai Sindaci, ugualmente sia stato depennato il Pre.S.A.: nessuno se n’è avveduto?
 
5. Dalla lettura del provvedimento regionale del 12 dicembre emerge, inoltre, che la decisione sulla eliminazione del Pre.S.A. di Anagni sia maturata nell’ambito “degli esiti di vari incontri svoltisi in tema, tra cui l’ultimo in data 11 giugno 2019”.

Dei verbali di detti incontri non abbiamo trovato traccia di pubblicazione né sul sito del Ministero dell’Ambiente né su quello della Regione Lazio; qualche rappresentante delle amministrazioni comunali e provinciali della Valle del Sacco è stato convocato e vi ha partecipato?

Se le amministrazioni della Valle del Sacco erano state informate dell’intenzione del Ministero dell’Ambiente e della Regione Lazio di cancellare il Pre.S.A. di Anagni, e tacendo non si sono opposte, un’ombra opaca ricade sul loro operato.
 
E se, invece, non ne erano consapevoli, sarebbe stato opportuno semplicemente verificare il contenuto degli atti -come abbiamo fatto noi- prima di incensarsi e rivendicare dei meriti che tali non sono.
 
Inoltre, appare censurabile il fatto che il Programma di Valutazione Epidemiologica sia -allo stato- inattuato perché i fondi stanziati non sono stati effettivamente erogati alla Regione Lazio; anche su questa circostanza gli enti locali non erano informati?
Trattasi di risorse pubbliche sulle quali i Comuni della Valle del Sacco ben possono insistere per il rispetto della loro destinazione ed uso; tutti silenti?
E’ accettabile che ogni volta sia onere delle associazioni di cittadini, spesso palesemente ostacolate ed ostracizzate come la nostra, provvedere ad informare ed intervenire?
 
Civis assieme alle associazioni di Ferentino APCQ e Comitato Ponte Grande, il 02 Dicembre 2019 ha notificato al Ministero dell’Ambiente ed alla Regione Lazio una formale diffida (n.6) per l’avvio di due interventi ricompresi nell’Accordo di Programma per il SIN Bacino del fiume Sacco:
-la messa in sicurezza e bonifica della ex cartiera di Ferentino;
-la realizzazione del Programma di Valutazione Epidemiologica per le popolazioni della Valle del Sacco.

Il termine indicato per l’adempimento, trenta giorni, è in scadenza senza che alcun riscontro sia pervenuto dagli enti interessati.
Notificheremo, perciò, il conseguente ricorso al TAR; auspichiamo che le amministrazioni locali della Valle del Sacco si facciano valere nella stessa sede.

6. Infine, vogliamo rammentare i motivi dell’importanza del Programma Epidemiologico per la Valle del Sacco, peraltro rappresentati dalla stessa Regione Lazio nella Determinazione del 12 Dicembre u.s.:





 
Il Programma di Valutazione Epidemiologica è stato concepito dal DEP Lazio come uno strumento d’indagine per il quale “gli esiti sanitari (in primis mortalità, malattie cardiovascolari e respiratorie) saranno studiati in relazione all’esposizione alla residenza. Verrà ricostruita la storia residenziale e ogni indirizzo di residenza verrà georeferenziato”.
Il Programma, perciò, non riguarda solo i tumori ma tutta un’altra serie di patologie legate allo stato delle matrici ambientali nella Valle del Sacco, i cui risultati diventano strategici anche per la programmazione e l’attuazione di misure contro l’inquinamento atmosferico, la depurazione delle acque e l’uso dei suoli.
Infatti, attraverso la geolocalizzazione delle patologie rilevate sarà possibile concentrare le attività di prevenzione non solo sanitaria ma anche ambientale (controlli, rilievi, interventi) sulle zone che risulteranno più colpite e quindi razionalizzare ed ottimizzare le attività delle pubbliche amministrazioni competenti, individuando le potenziali fonti di contaminazione.
 
Il Pre.S.A. di Anagni aveva anche la funzione di “dotare il territorio di una struttura funzionale all’implementazione di tutte le attività/prestazioni legate alla tematiche ambientale”, e di svolgere una attività di prevenzione sanitaria rivolta a tutti i cittadini residenti nei Comuni della Valle del Sacco:



Tutto questo non verrà più realizzato; nella calza della befana resta solo il carbone.

Ferentino, lì 02 Gennaio 2020
Associazione CIVIS

Associazione NO PROFIT di Ferentino
Tutela Ambientale
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