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"Se ti copiano vuol dire che sei bravo, se ti criticano vuol dire che sei intelligente, se ti attaccano è la prova che ti temono."

NEWS - EDITORIALI
11 NOVEMBRE 2017
 Comunicato Stampa
dell’Associazione Civis di Ferentino, del Comitato La Rinascita di Patrica, dell’Associazione ATES di S.Elia Fiumerapido, dell’Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone, del Movimento Civico Paliano e del Comitato “A difesa dell’ospedale di Colleferro” Coordinamento Territoriale
Il gioco dell’oca sul Registro Tumori e sullo Studio Epidemiologico
del SIN Valle del Sacco
La Regione Lazio ha fatto ricorso a due strumenti di prevenzione sanitaria ed ambientale:
  • il Registro Tumori, istituito con la Legge Regionale 12 Giugno 2015, n.7;
  • il Programma di Valutazione Epidemiologica sulla popolazione residente nel territorio del SIN Valle del Sacco, approvato con la Delibera di Giunta Regionale del 9 Maggio 2017, n. 228.

Si tratta di due iniziative strategiche per la prevenzione del rischio sanitario ed ambientale poiché prevedono:
  • “l’analisi dell’impatto dell’ambiente e la valutazione di episodi di concentrazione spazio-temporali dei casi oncologici” (Registro Tumori);
  • “gli esiti sanitari (in primis mortalità, malattie cardiovascolari e respiratorie) saranno studiati in relazione all’esposizione alla residenza. Verrà ricostruita la storia residenziale e ogni indirizzo di residenza verrà georeferenziato” (Studio Epidemiologico SIN Valle del Sacco).
Ciò significa che potranno essere definite e circoscritte le aree di criticità nelle quali le patologie incidono in maniera più elevata ed anomala, e dalle quali trarre indicazioni per specifiche indagini ambientali mirate all’individuazione delle fonti di contaminazione ed inquinamento ambientale, nonché ad identificare i responsabili. Tralasciando ora ogni altra considerazione, è evidente la straordinaria importanza dei due strumenti non solo per ridurre i rischi di esposizione della popolazione ed attuare una concreta prevenzione e tutela della salute, ma anche per avviare iniziative di risanamento ambientale più efficaci e centrate.
Infatti, poiché lo Studio Epidemiologico non riguarda solo i tumori ma tutta un’altra serie di patologie legate allo stato delle matrici ambientali nella Valle del Sacco, i risultati diventano strategici ed importantissimi anche per la programmazione e l’attuazione di misure contro l’inquinamento atmosferico, la depurazione delle acque e l’uso dei suoli.
Inoltre, poiché la prevenzione dei rischi sanitari ed ambientali permette di contenere i rischi di esposizione della popolazione e quindi di ridurre l’incidenza delle patologie, si concretizza un rilevante risparmio di risorse per la sanità pubblica e per le opere di risanamento ambientale.
Prevenire anziché curare non è un detto popolare ma un principio codificato nell’ordinamento nazionale ed europeo, incardinato nell’Art.32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività.”

Ma in realtà su entrambe le iniziative l’amministrazione regionale sta accumulando ritardi intollerabili.

Per il Registro Tumori è stato perso un anno e mezzo di tempo.
Infatti, un primo Schema di Regolamento d’attuazione fu approvato dalla Giunta Regionale con la DEC n.27 del 26 Giugno 2016; il testo del Regolamento fu sopposto al parere del Garante della Privacy solo successivamente all’approvazione della Giunta della Regione Lazio, il 09 Settembre 2016, anziché preventivamente.
E’ avvenuto che il Garante dopo aver svolto l’esame del Regolamento ha indicato alla Regione le modifiche da attuare con un parere rilasciato in data 30 Marzo 2017; in seguito gli Uffici Regionali hanno impiegato ben sei mesi per un copia-incolla del nuovo testo che è stato sottoposto giocoforza ad una nuova approvazione della Giunta il 13 Ottobre 2017.
Una impasse che ha riportato il Registro dei Tumori quasi alla casella di partenza, come nel gioco dell’oca.

La Commissione Politiche Sociali e Sanità del Consiglio Regionale ha dovuto necessariamente e rapidamente approvare il nuovo testo del Regolamento in data 31 Ottobre 2017.

L’iter tuttavia non è ancora concluso: manca l’approvazione definitiva della Giunta Regionale, la successiva redazione dei Protocolli d’attuazione entro 60 giorni da parte del Dipartimento Epidemiologico (Art.14 del Reg.to), e l’attivazione delle Unità Funzionali presso le ASL che si occuperanno della raccolta e della trasmissione dei dati. Il DEP Lazio ha organizzato un convegno per il 16 Novembre p.v. per illustrare le attività e le modalità di raccolta dei dati agli addetti ai lavori e non.

Insomma, ci vorrà ancora tempo perché il Registro dei Tumori sia in attività.

Ben più grave è lo stato d’attuazione dello Studio Epidemiologico sul SIN Valle del Sacco: nemmeno una casella del percorso è stata conquistata.
Infatti, il Programma è fermo al palo perché le risorse per la realizzazione del Programma, stanziate con la DGR 228 del 07 Maggio 2017, non sono mai state erogate al DEP Lazio.
Eppure il capitolo di bilancio dal quale sono state tratte è quello per la Bonifica della Valle del Sacco, e non quello per la Sanità che sconta il noto deficit finanziario.

Lo Studio Epidemiologico è inserito nella Delibera che riguarda la costituzione del Presidio Sanitario ed Ambientale (PresSA) presso l’ex ospedale di Anagni, ma è iniziativa che rimane distinta e diversa dalle misure e dagli interventi per la riapertura di alcuni reparti e servizi presso la città dei Papi, e che tante polemiche politiche hanno provocato.
Il PresSA e lo Studio Epidemiologico sul SIN Valle del Sacco non hanno nulla a che vedere con la questione della riattivazione o meno dell’ospedale.

Considerata l’importanza strategica ed il fondamentale apporto che sia il Registro Tumori che lo Studio Epidemiologico possono dare alla tutela della salute e dell’ambiente nella Valle del Sacco, nell’intera Provincia di Frosinone e parte di quella di Roma, non sono più tollerabili né ritardi né sterili polemiche.
Non è scusabile né ammissibile tornare alla casella di partenza.
Pertanto, le Associazioni CIVIS di Ferentino, Comitato La Rinascita di Patrica, ATES di S.Elia Fiumerapido, Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone, Movimento Civico Paliano, hanno indirizzato alle Direzioni Regionali competenti una formale diffida ad adempiere per l’avvio del Programma di Valutazione Epidemiologica nel SIN Valle del Sacco entro trenta giorni. E non esiteranno a rivolgersi al Giudice Amministrativo ed a richiedere la nomina di un Commissario ad Acta.

Verrà, inoltre, richiesta audizione alla Commissione VI Ambiente del Consiglio Regionale. Qui di seguito è pubblicata tutta la documentazione con un testo per illustrare lo stato dell’arte e le criticità nell’attuazione delle due iniziative regionali.

Ferentino, lì 11 Novembre 2017                  
16 OTTOBRE 2017
 Comunicato Stampa dell’Associazione CIVIS di Ferentino

Chi inquina paga: chi paga per la ex discarica Le Lame?
In queste ultime settimane il Ministero dell’Ambiente e la Regione Lazio stanno predisponendo i primi finanziamenti per le bonifiche del SIN Bacino del fiume Sacco.
Il Comune di Frosinone ha comunicato la quantificazione delle somme necessarie agli interventi per la bonifica della ex discarica Le Lame:
  • € 1.500.000, per la caratterizzazione della fascia di terreno fra la discarica ed il fiume Sacco, risultata contaminata sia nei suoli che nelle acque di falda per effetto della inefficacia delle misure di sicurezza e di contenimento delle perdite di inquinanti dalla stessa discarica;
  • € 1.016.365 per la manutenzione ed il completamento delle opere di messa in sicurezza e caratterizzazione del sito della discarica; in passato e fino al 2016, era già stata erogata dalla Regione Lazio al Comune di Frosinone, in esecuzione  dell’Accordo di Programma Quadro 8, la complessiva somma di € 8.669.598 che però a quanto pare non risulta sufficiente;
  • € 115.000.000, (non ci sono zeri in più: sono proprio centoquindici milioni di euro), per l’intervento cosidetto “Landfill Mining” per il definitivo risanamento della ex discarica.

Per quanto riguarda la fascia di terreno fra la discarica ed il fiume Sacco, il Comune di Frosinone ha rappresentato alla Regione Lazio ed al Ministero dell’Ambiente che non è possibile esercitare l’azione in danno nei confronti del responsabile della contaminazione in quanto lo stesso non è stato individuato, e quindi spetta alla pubblica amministrazione competente erogare i fondi necessari alla bonifica.
In realtà, gli uffici della Provincia di Frosinone nel Maggio del 2015 avevano avviato il procedimento ex Art.244 del Testo Unico Ambiente per l’individuazione del responsabile, e ne avevano formalmente notificato avviso al Comune di Frosinone ed alla Società Ambiente Frosinone SAF spa in quanto: “la potenziale contaminazione del sito, risulta imputabile alle attività svolte dal Comune di Frosinone a partire dal 1956 e specificatamente dal 1992 al 2001, ed alle attività svolte dalla SAF spa (già RECLAS spa) per gli anni 2001-2002”.
La SAF spa ed il Comune di Frosinone avranno comunicato ai loro organi di controllo la possibilità di vedersi addebitati gli oneri per la bonifica, trattandosi di somme affatto trascurabili?

Gli uffici provinciali non hanno ancora chiuso il procedimento con l’emanazione del relativo provvedimento, senza il quale non possono essere spesi fondi pubblici.
Infatti, il Ministero dell’Ambiente -ora competente in via esclusiva per le bonifiche del SIN Bacino del fiume Sacco nel quale ricade la ex discarica di Frosinone- ha più volte ribadito che senza l’individuazione del responsabile, ovvero l’attestazione che non è possibile individuarlo né rivalersi nei suoi confronti per oneri e spese, non si può disporre l’anticipazione o l’erogazione di fondi pubblici per le bonifiche dei siti contaminati.
E’ l’applicazione del principio del “chi inquina paga”, codificato dalle normative europee e nazionali: non è possibile addebitare i costi del risanamento ambientale alla collettività se prima non si è individuato ed escusso il soggetto responsabile del danno e dell’inquinamento; fra i responsabili possono essere inclusi i funzionari della pubblica amministrazione che non hanno esercitato correttamente i loro compiti per la tutela dell’ambiente.
Confidiamo nell’operato del Ministero dell’Ambiente che da quando è stato definito ed approvato il nuovo perimetro del SIN Bacino del fiume Sacco, non ha fatto sconti applicando rigorosamente il dettato della normativa contenuta nel Piano Nazionale Bonifiche.

Per quanto riguarda il sito della discarica, l’obbligo di provvedere alla bonifica era in capo al Comune di Frosinone fino all’inserimento -nel lontano 2003-  nel SIN “Frosinone” del quale facevano parte tutte le ex discariche presenti nel territorio della Provincia; dopo alterne vicende relativamente alle competenze, dal novembre scorso il sito è tornato sotto l’egida del Ministero dell’Ambiente. Nel frattempo, il Piano Regionale per le bonifiche del 2012 classificava la discarica di Frosinone con priorità “altissima” per la bonifica visto il perdurante e grave pregiudizio ambientale.
Sono trascorsi 15 anni ed ancora la caratterizzazione e la messa in sicurezza devono essere completate;  i ritardi accumulati presentano oggi un conto salatissimo,  a carico delle casse pubbliche per gli oneri di bonifica ed a carico dei cittadini per i danni ambientali e sanitari.
Riteniamo che sia necessario l’accertamento delle responsabilità, anche erariali, nei confronti di coloro i quali non hanno agito tempestivamente per la tutela dell’ambiente e della salute della collettività.

Il Comune di Frosinone in più occasioni ha sostenuto la possibilità di realizzare un piano di intervento con la collaborazione di soggetti privati per sostenere i costi del risanamento della ex discarica, imprese che avrebbero in cambio la proprietà di un’area pubblica nel comprensorio ASI da riconvertire a destinazione commerciale e servizi: in buona sostanza permessi di costruzione per valorizzazioni immobiliari e rendita fondiaria.
I termini di questo piano e la sua fattibilità, però, non sono noti, mentre sono conclamati gli elevati i rischi che la contaminazione si estenda attraverso la fascia fra il sito della discarica ed il Sacco, raggiunga il fiume ed aggravi l’inquinamento dello stesso, vettore della dispersione di sostanze nocive nella Valle.

I siti da bonificare nel SIN sono molti, le situazioni di grave emergenza ambientale si moltiplicano, la coperta dei fondi pubblici è corta perché nonostante le disponibilità del Ministero dell’Ambiente e della Regione Lazio, le risorse attuali potrebbero non essere sufficienti a risanare la Valle del Sacco.
Perciò, nemmeno un centesimo dei fondi pubblici va sprecato ed il solo modo per farlo è applicare sistematicamente e rigorosamente il principio del “chi inquina paga”, senza scorciatoie o eccezioni.

In calce a questo comunicato pubblichiamo tutta la documentazione, ottenuta con regolari e legittimi procedimenti di accesso agli atti ex Legge 241/90 e DLgs.vo 195/2005.


Ferentino, lì 16 Ottobre 2017                  
 
                                                                                                                  Associazione Civis

15 OTTOBRE 2017
 Comunicato dell’Associazione CIVIS di Ferentino
La Provincia di Frosinone "boccia" ECOFER
Gli Uffici della Provincia di Frosinone con provvedimento del 11.10.2017 hanno respinto la richiesta di realizzazione dell’impianto di gestione di rifiuti della ECOFER srl.
L’associazione Civis aveva partecipato al procedimento e presentato osservazioni.


Ferentino, lì 15 Ottobre 2017                  
 
                                                                                                                  Associazione Civis

23 SETTEMBRE 2017
 Il Capitale Ambientale


Registratevi accedendo anche da Facebook o Twitter, e guardate la puntata andata in onda domenica scorsa:
sviluppo sostenibile ed economia circolare spiegati perfettamente, inquinamento dell'aria e dell'acqua, tutela dell'ambiente come leva di sviluppo, trasporto sostenibile, fonti rinnovabili, bonifiche!! ecc.

Tutto sintetizzato in maniera semplice e diretta.
Da far vedere nelle scuole.
l'80% delle questioni trattate attiene anche alla valle del Sacco.

Ferentino, lì 23 Settembre 2017                  
 
Associazione Civis  
7 SETTEMBRE 2017
 Meglio tardi che mai
Il Comune di Anagni ha finalmente concesso l’accesso agli atti all’Associazione Civis per il procedimento sulla ex Polveriera, dopo la diffida inviata all’amministrazione lo scorso 22 Agosto.
Sul nostro sito web è pubblicata la comunicazione dell’Ufficio Urbanistica.

In gergo calcistico, salvi in corner: avevamo già il ricorso al TAR pronto.
Sorvoliamo sui motivi del disguido addotti dal Comune.
L’importante è che si possa esercitare quello che è un diritto fondamentale per tutti i cittadini: conoscere l’attività della pubblica amministrazione.
E sempre meglio tardi che mai.

Ferentino, lì 7 Settembre 2017                  
 
Associazione Civis  


5 SETTEMBRE 2017
 Ricorso al TAR contro l'autorizzazione della Rodesco di Ferentino
Civis informa i soci ed i sostenitori dell'associazione che il ricorso al TAR contro l'autorizzazione della Rodesco di Ferentino, è stato regolarmente notificato ed iscritto al ruolo con il n.602/2017.
Siamo in attesa della fissazione della data dell'udienza.

Ferentino, lì 5 Settembre 2017                  
 
Associazione Civis      
3 SETTEMBRE 2017
 Comunicato Stampa dell’Associazione CIVIS di Ferentino
La replica di Civis alle affermazioni della Marangoni Tyre spa
Con un comunicato diffuso ieri 02 Settembre 2017, la Marangoni Tyre spa si è lamentata degli attacchi all’azienda, la quale esclude ogni sua responsabilità nella contaminazione rilevata dall’Arpa Lazio nel 2010 ed oggetto del procedimento avviato dalla Provincia di Frosinone nel 2012

La Marangoni Tyre spa rappresenta una versione dei fatti che distorce la realtà.
E diventa una excusatio non petita accusatio manifesta.

In primo luogo, la Marangoni Tyre afferma di non avere alcun collegamento con la Marangoni spa, ma basta una semplice visura camerale –che pubblichiamo qui- per verificare che quest’ultima possiede la totalità delle quote della Marangoni Tyre, essendo l’unico azionista.
Perciò, il rapporto esiste, eccome.

Inoltre, nel procedimento per il rinnovo dell’autorizzazione dell’inceneritore recentemente concluso, la Marangoni spa ha depositato gli atti che ricostruiscono gli assetti societari ed i trasferimenti della proprietà, e che ugualmente pubblichiamo sul nostro sito web.
Risulta che la Marangoni Tyre spa trasferì nel 2006 il ramo d’azienda costituito dall’attività dell’inceneritore alla soc.Maind srl, la quale a sua volta è stata incorporata per fusione dalla Marangoni spa nel 2012 che da allora è proprietaria di tutte le attività ed impianti in Anagni.

In secondo luogo, l’azione per l’addebito delle eventuali responsabilità dell’azienda per l’inquinamento segnalato dall’Arpa Lazio, è stata avviata dalla Provincia di Frosinone, non certo da Civis; saranno il Ministero dell’Ambiente e gli altri enti competenti, finalmente, a verificare tale presunta responsabilità in un procedimento che è rimasto sospeso, senza mai essere definito, fin dal 2012.
L’associazione Civis ha –legittimamente- richiesto l’intervento del Ministero dell’Ambiente affinché eserciti i poteri sostituivi nei confronti degli uffici provinciali e comunali, i quali nonostante il tempo trascorso non hanno mai completato gli accertamenti necessari né disposto misure di salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini.

Infine, si sottolinea la circostanza che la Marangoni Tyre spa si trovi in liquidazione e scioglimento fin dal 2013; perciò, nel caso in cui fosse accertata la sua eventuale responsabilità per la contaminazione, esiste il rischio che gli oneri per la bonifica restino a carico della pubblica amministrazione e quindi della collettività.
Lo stesso rischio si concretizzerebbe allorché non fosse possibile individuare, dopo il lungo tempo trascorso, un altro soggetto responsabile dell’inquinamento al quale addebitare le spese di bonifica e messa in sicurezza del sito.
Se ciò dovesse avvenire Civis non esiterebbe un minuto a chiedere alla Corte dei Conti di avviare l’azione per danno erariale nei confronti dei titolari degli uffici pubblici che con il loro ritardo nel definire l’azione di contrasto all’inquinamento avrebbero, così, reso un grave pregiudizio alle casse delle amministrazioni e di conseguenza alle tasche dei cittadini.
Infatti, innumerevoli pronunciamenti della Corte dei Conti e dell’ANAC ribadiscono il principio che anche i ritardi nell’operato della pubblica amministrazione costituiscono ipotesi di danno erariale, proprio nel caso dei procedimenti di bonifica.
Nessuno pensi di cavarsela: chi inquina deve pagare, sempre.

Ferentino, lì 3 Settembre 2017                  
 
Associazione Civis      

29 AGOSTO 2017
 Comunicato Stampa dell’Associazione CIVIS di Ferentino
La pratica “dimenticata” della Marangoni, seconda puntata: il Ministero dell’Ambiente avvia le verifiche
Gli uffici del Ministero dell’Ambiente ci hanno impiegato meno di un giro d’orologio: è pervenuta oggi alla nostra associazione una comunicazione con la quale la Divisione III Bonifiche e Risanamento “alla luce della circostanziata richiesta” di Civis, ha chiesto al Comune di Anagni, alla Provincia di Frosinone ed all’Arpa Lazio informazioni e documentazione sulla pratica Marangoni.
Di fatto è l’avvio di un’istruttoria che può concludersi con l’attivazione dei poteri sostitutivi nei confronti degli enti citati.
A voler essere perfidi –tanto “brutti e cattivi” lo siamo già…- il Ministero ha inviato un chiaro e secco avviso agli uffici ed agli amministratori anagnini, che è anche un monito a tutte le altre amministrazioni comunali interessate dal SIN: sulle responsabilità e sulla tutela dell’ambiente non si scherza più.

Ferentino, lì 29 Agosto 2017                  
 
Associazione Civis      

28 AGOSTO 2017
 Comunicato Stampa dell’Associazione CIVIS di Ferentino
La pratica “dimenticata” della Marangoni
Nel lontano Novembre 2010 l’Arpa Lazio eseguì un campionamento sul “suolo superficiale lungo il fosso posto in prossimità dello scarico della ditta Marangoni in Anagni, Loc.Quattro Strade”.
Fu rilevato il superamento dei limiti dei livelli inquinanti per Piombo, Rame, Zinco e…. PCB!
Si trattava, perciò, di una grave contaminazione; per meglio comprendere consigliamo il link:
Il fosso oggetto dell’accertamento dell’Arpa confluisce nel tristemente noto Rio S.Maria, laddove ebbe inizio l’emergenza ambientale del 2005 e nacque il SIN, corso d’acqua che a sua volta confluisce nel Sacco senza alcuna depurazione dei reflui poiché l’impianto dell’ASI non era ed ancora non è in funzione.

Nel Marzo 2012 la Provincia di Frosinone avvia correttamente il procedimento per l’eventuale addebito della responsabilità della contaminazione a carico della Marangoni, richiedendo al Comune di Anagni “di fornire tutte le informazioni utili ad identificare il soggetto responsabile della contaminazione”, con il fine di emettere la relativa ordinanza per la messa in sicurezza e bonifica del sito a carico dell’impresa o chi chiunque altro fosse risultato obbligato.
Il Comune di Anagni, però, non collabora affatto e così nel Maggio 2012 la Provincia è costretta a sospendere (si badi: solo a sospendere, non ad archiviare) il procedimento “fintanto che questo ente avrà gli elementi necessari alla corretta definizione dello stesso”: non ci sono dati sufficienti per procedere contro la Marangoni. La Provincia, inoltre, bacchetta l’amministrazione comunale rammentando che il Comune è competente ed obbligato alla bonifica nel caso “il responsabile non sia individuabile o non provveda, e non provveda il proprietario del sito né altro soggetto interessato”.
Passano sette anni invano: nessuno interviene per mettere in sicurezza o bonificare il sito contaminato; per tutto questo tempo potrebbero essersi diffuse sostanze inquinanti pericolose attraverso il reticolo idrico secondario ed il Sacco, aggravando la contaminazione ed accrescendo i rischi per l’ambiente e per la salute dei cittadini.

La pratica continua ad essere dimenticata anche in occasione del procedimento per il rinnovo dell’autorizzazione dell’inceneritore, ottenuta da Marangoni nel Luglio scorso: nella fase istruttoria, aperta nel 2016, nessuno “si ricorda” del verbale dell’Arpa e del procedimento per la contaminazione del sito iniziato nel 2010; il Comune di Anagni non ne fa alcun cenno nel suo parere ed alle conferenze di servizi.
Eppure era un elemento importante, che la Regione Lazio avrebbe potuto e dovuto valutare per la decisione sull’autorizzazione alla Marangoni, se qualcuno lo avesse comunicato agli uffici regionali.
Eppure sarebbe bastata una semplice consultazione del sito web dell’Arpa Lazio che riporta l’elenco di tutti i procedimenti in essere al 2016, fra cui quello del fosso vicino lo scarico Marangoni:
Certo è che se gli uffici dell’amministrazione comunale di Anagni sono così smemorati e distratti in materia ambientale, i cittadini possono davvero “stare sereni”……
Il Sindaco Bassetta non dovrebbe fidarsi, e prima di indossare la fascia tricolore per manifestare sotto la Direzione Regionale farebbe bene a verificare cosa c’è nei cassetti dei suoi uffici.

E’ mai possibile che debba essere Civis, un’associazione “brutta e cattiva” come l’ha definita un amministratore comunale, a procurare i documenti con un banale accesso agli atti presso la Provincia (che almeno i documenti li rilascia) ed a dover prendere l’iniziativa?

Abbiamo richiesto al Ministero dell’Ambiente di esercitare i poteri sostitutivi nei confronti degli uffici provinciali e del Comune di Anagni con il fine di provvedere alla messa in sicurezza e bonifica del sito contaminato.
Nello stesso tempo abbiamo richiesto alla Regione Lazio di sospendere l’efficacia dell’autorizzazione all’impianto Marangoni e di avviare un procedimento di riesame dell’atto.
Tutti i documenti, verbali, istanze, sono pubblicati sul sito web dell’associazione www.civisferentino.eu

22 AGOSTO 2017
 Comunicato Stampa dell’Associazione CIVIS di Ferentino
La trasparenza non è una chiacchiera da bar
L’accesso agli atti e documenti è un diritto disposto in molteplici regolamenti e leggi, comunitarie, nazionali, regionali, e negli statuti degli enti locali.
É un diritto riconosciuto da innumerevoli sentenze e provvedimenti che riempiono intere biblioteche.
Eppure, testardamente e pervicacemente, il diritto di conoscere l’operato della pubblica amministrazione viene disatteso.
Forse è il caso che qualcuno inizi a pagare di tasca propria per queste omissioni.
L’amministrazione comunale di Anagni probabilmente costringerà Civis a ricorrere al TAR pur di negare il rilascio di documenti che certamente non contengono i piani di invasione della Corea del Nord; certo che qualche dubbio viene se gli uffici sono così ostinati nel resistere alla consegna di una semplice copia che riguarda l’area della ex Polveriera.
E dopo mesi di solleciti ed una cortese, paziente quanto inutile attesa,  non pensino al Comune di Anagni che ora stiamo bluffando.

Civis nei prossimi giorni richiederà al Comune di Anagni l’accesso agli atti per un’altra serie di procedimenti che riguardano il SIN Bacino del Fiume Sacco.
Non attenderemo un giorno in più dei canonici trenta per avviare le azioni necessarie: la trasparenza non è una chiacchiera da bar.

Ferentino, lì 22 Agosto 2017                  
 
Associazione Civis      

10 LUGLIO 2017
 Comunicato Stampa dell’Associazione CIVIS di Ferentino
Pubblicata la copia del ricorso al TAR del Lazio per l’impugnativa dell’autorizzazione all’impianto Rodesco Ambiente S.r.l.
L'associazione Civis di Ferentino ha notificato il 07 Luglio 2017 il ricorso al TAR contro la Provincia di Frosinone per l'impugnativa dell'autorizzazione Rodesco Ambiente srl; pubblichiamo ora sul nostro sito web copia integrale del ricorso.
Ringraziamo ancora una volta, sentitamente, i cittadini e le associazioni dei quartieri Ferentino Scalo, Stazione e Cartiera, nonchè i cittadini e le associazioni della vicina Patrica che hanno contribuito alle spese per l'azione giudiziaria: senza la loro partecipazione e collaborazione l'iniziativa non sarebbe stata possibile.
L'associazione Civis informerà costantemente tutti i soci e sostenitori sull'evolversi del giudizio.


Ferentino, lì 10 Luglio 2017                  
 
                                                                                                                  Associazione Civis



8 LUGLIO 2017
 Comunicato Stampa dell’Associazione CIVIS di Ferentino
Ricorso al TAR del Lazio per l’impugnativa dell’autorizzazione all’impianto della Rodesco.

L’associazione Civis ha presentato il ricorso al TAR del Lazio per impugnare l’iscrizione al registro provinciale delle imprese in procedura semplificata che permette alla società Rodesco Ambiente srl di esercitare un’attività di trattamento e gestione dei rifiuti in Ferentino.
Il ricorso è stato notificato alla Provincia di Frosinone che ha emesso i provvedimenti ed atti autorizzativi ed a tutti gli altri controinteressati.

Ringraziamo i cittadini di Ferentino e le associazioni che hanno contribuito a costituire il fondo per il ricorso al TAR; nei prossimi giorni Civis avrà cura di rappresentare pubblicamente la sua gratitudine a tutti coloro che hanno sostenuto l’azione giudiziaria.

E terremo memoria di chi, invece, ha tentato di strumentalizzare politicamente l’operato di Civis con insinuazioni che non vale la pena di commentare.

Ancora una volta contano solo i fatti.

Ferentino, lì 8 Luglio 2017                  
 
                                                                                                                  Associazione Civis
14 marzo 2017
 Comunicato Stampa dell’Associazione CIVIS di Ferentino
Riunione del Coordinamento ambientale dei Sindaci della Valle del Sacco: l’Associazione Civis richiede ai sindaci di Anagni, Colleferro, Paliano e Patrica di disporre una moratoria sugli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti.
In occasione della riunione del Coordinamento Ambientale dei Sindaci della Valle del Sacco tenutasi ieri a Ferentino, il Presidente di CIVIS, Alessandro Ciuffarella, ha consegnato ai Sindaci di Anagni, Colleferro, Paliano e Patrica una formale richiesta per procedere all’emissione di una moratoria che vieti la collocazione di nuovi impianti di trattamento e smaltimento di rifiuti nei territori dei medesimi Comuni, sul modello di quanto già disposto dal Consiglio Comunale di Ferentino il 06 Marzo u.s.
Infatti, tutte e quattro le amministrazioni comunali hanno la possibilità di inserire nei redigendi nuovi Piani Regolatori norme di salvaguardia ambientale consistenti nel divieto di esercizio e collocazione di nuovi impianti industriali dedicati al trattamento e smaltimento dei RSU, in particolare della frazione indifferenziata. Inoltre, Anagni e Paliano sono particolarmente esposte all’insediamento di nuovi impianti di trattamento e smaltimento dei RSU poiché per il vigente Piano di Gestione dei Rifiuti appartengono territorialmente all’ATO di Roma, il quale sconta un deficit di fabbisogno che la Regione Lazio intende colmare “scaricando” la maggior parte degli impatti del ciclo dei rifiuti sulla Valle del Sacco.
La sintesi dell’intervento del Presidente di Civis è la seguente:
“L’atto che chiediamo ai Sindaci è un primo passo concreto verso la definizione di una moratoria forte e cogente che impedisca, fino al risanamento ambientale della Valle del Sacco, l’esercizio di nuovi impianti per i rifiuti.
 
Il contesto ambientale della Valle del Sacco è di tale gravità, e le ricadute sullo stato di salute della popolazione così devastanti che non è possibile esitare ancora: gli impatti di questi impianti oggi non sono più sostenibili dalla Valle del Sacco. Proponiamo la moratoria e la sosteniamo con forza perché siamo stanchi di contare i morti nelle nostre famiglie, perché al di là dei freddi numeri degli studi epidemiologici è la realtà quotidiana del dolore ed impotenza delle nostre famiglie che ci colpisce e ci ferisce.
Il modello di intervento reso dal Consiglio Comunale di Ferentino con l’approvazione all’unanimità di un ordine del giorno che impegna Sindaco, Giunta ad Uffici ad inserire nel nuovo Piano Regolatore norme di salvaguardia ambientale, dovrebbe essere seguito e replicato dagli altri Comuni poiché costituisce un efficace atto d’indirizzo e di impegno sul piano sia amministrativo che politico. Continuiamo a ringraziare il Sindaco ed il Consiglio Comunale di Ferentino per aver recepito le istanze delle associazioni ed aver dato un segnale inequivocabile: la salvaguardia ambientale del nostro territorio si può e si deve attuare.
E come ha giustamente precisato il Sindaco di Ferentino, Avv.Pompeo, l’odg approvato dal Consiglio Comunale di Ferentino non impegna al divieto assoluto di collocazione di ogni impianto, ma lascia spazio alle infrastrutture dedicate e circoscritte al fabbisogno della comunità di Ferentino ed indirizza verso lo sviluppo dell’economia circolare poiché esclude dal divieto le attività di recupero e riciclo delle frazioni differenziate dei rifiuti.
Pubblichiamo e divulghiamo, perciò, il testo dell’odg del Consiglio Comunale di Ferentino consegnato dalla Consigliera Timi a tutti i sindaci intervenuti alla riunione, e che contiene anche un’altra iniziativa, strategica ed assai efficace: la proposta di costituzione di un ufficio intercomunale di coordinamento amministrativo fra i vari Comuni, con specifiche competenze sui procedimenti e sulle problematiche ambientali.
Al Sindaco di Anagni, Dott.Bassetta che ha parlato di “fuga in avanti” circa l’inserimento delle norme di tutela nei Piani Regolatori dei Comuni, rispondiamo che proponiamo questo atto concreto, incisivo, perfettamente legittimo e realizzabile, perché siamo stufi di roboanti dichiarazioni d’intenti mai seguite dai fatti, di promesse disattese, di appelli sempre caduti nel vuoto e nel silenzio. Sono anni che le associazioni chiedono una moratoria per la Valle del Sacco, senza alcun esito né risposta dalle istituzioni regionali: è venuto il momento di agire, ora e subito prima che i danni siano irreversibili, di mettere da parte ogni esitazione e di costruire la tutela del nostro territorio con iniziative coraggiose, a partire dalle amministrazione comunali che hanno il dovere ed il diritto di difendere i loro cittadini.
Alcuni mesi fa Civis stava raccogliendo i fondi per uno dei ricorsi al TAR contro l’autorizzazione all’esercizio di un nuovo impianto per i rifiuti, il cui esito fu positivo; un cittadino la cui famiglia era ed è in gravi difficoltà economiche volle contribuire con 5 Euro, che per lui costituivano un grandissimo sacrificio.
Non ci fu modo di dissuaderlo: “non potrò lasciare ai miei figli che una casa modesta ed un po’ di terra, ma che almeno non sia inquinata ed assediata dall’immondizia”.
E’ nella dignità di questi cittadini la fonte della nostra determinazione: la moratoria siamo decisi a conquistarcela da soli”.

Ferentino,lì 14Marzo 2017                  
 
                                                                                                                  Associazione Civis
7 marzo 2017
 Comunicato Stampa dell’Associazione CIVIS di Ferentino
"Moratoria sugli impianti per i rifiuti: il Consiglio Comunale di Ferentino ha approvato all’unanimità il primo atto per la tutela dell’ambiente e della salute nel suo territorio"
Il Consiglio Comunale di Ferentino ha approvato ieri all’unanimità un ordine del giorno che impegna il Sindaco, la Giunta e gli Uffici comunali ad inserire nel redigendo nuovo Piano Regolatore del Comune di Ferentino PUCG, norme per il divieto di collocazione ed esercizio di nuovi impianti di trattamento e smaltimento di Rifiuti Solidi Urbani, in particolare discariche, termovalorizzatori, TMB e compostaggi, con l’esclusione delle attività di recupero e riciclo delle frazioni differenziate e degli impianti esclusivamente a servizio del fabbisogno della comunità di Ferentino.
La richiesta di procedere in tal senso era stata avanzata dall’Associazione CIVIS con una lettera indirizzata al Sindaco Avv.Antonio Pompeo, il quale ne ha fatto propri gli intenti, finalizzati alla tutela del territorio di Ferentino che non può sostenere ulteriori impatti ambientali.
La Consigliera Stefania Timi ha presentato l’odg al Consiglio, il quale ha approvato all’unanimità il testo dell’atto.
Si tratta di un importantissimo risultato, condiviso fra cittadini, associazioni e istituzioni, che costituisce le fondamenta per la costruzione di una solida moratoria per la salvaguardia ambientale di Ferentino.
E’ il primo deciso passo di un percorso sicuramente ancora lungo, che Civis seguirà e sosterrà giorno per giorno fino alla sua conclusione, ma è stata aperta ed intrapresa la strada per tutelare concretamente ambiente e salute nel territorio del nostro Comune.
Tutti gli appelli finora avanzati, anche da Civis, ai rappresentanti della Regione Lazio affinché dessero corpo alla moratoria sui nuovi impianti, avevano raccolto formali adesioni ma nessuna iniziativa; la città di Ferentino, in tutte le sue componenti civiche, politiche ed amministrative, ha quindi deciso un’azione univoca: la moratoria per il nostro territorio ce la facciamo da soli.
L’impegno dell’amministrazione di Ferentino costituisce un precedente che dovrebbe spronare altre amministrazioni ad agire nello stesso solco; invitiamo i cittadini e le associazioni degli altri Comuni della Valle del Sacco a richiedere e sollecitare –con determinazione e senza indugi- i loro organi e rappresentanti comunali a procedere nella direzione indicata dalle istituzioni di Ferentino.
L’associazione CIVIS ringrazia il Sindaco di Ferentino che ha inteso raccogliere e condividere la nostra istanza; ringrazia la Consigliera Timi che ha presentato e sostenuto l’odg per la moratoria, e tutti i consiglieri comunali, sia della maggioranza che dell’opposizione, che hanno approvato l’atto dando un segnale chiaro ed inequivocabile per la difesa dagli impatti ambientali dei nuovi impianti per i rifiuti.
Ringraziamo anche l’Assessore all’Ambiente e l’Ufficio Ambiente del Comune di Ferentino, che hanno esaminato e recepito la proposta di Civis.
Non appena sarà pubblicato il verbale del consiglio comunale con l’approvazione dell’odg, ne diffonderemo il testo sul sito web e sulla pagina facebook dell’associazione; nel frattempo pubblichiamo la lettera di Civis al Sindaco che ha dato avvio all’inziativa.
Il Consiglio Comunale ha approvato anche un secondo punto inserito nell’odg, che impegna il Sindaco, la Giunta e l’Assessore all’Ambiente a predisporre e sottoscrivere un protocollo d’intesa con i Comuni limitrofi per una gestione unitaria e coordinata dei procedimenti amministrativi e delle problematiche in materia ambientale.
 
Ferentino,lì 07 Marzo 2017                  
 
                                                                                                             Associazione Civis


15 febbraio 2017
Il parere favorevole del Comune di Anagni per Tecnoriciclo Ambiente srl: a scanso di equivoci.....

14 febbraio 2017
Civis ha richiesto la sospensione dei procedimenti di riesame dell’autorizzazione per l’impianto SAF spa di Colfelice e per i termovalorizzatori Lazio Ambiente spa di  Colleferro
L’Associazione Civis ha inviato oggi all’Area Ciclo Integrato Rifiuti della Regione Lazio tre istanze di sospensione dei procedimenti in corso per il riesame delle autorizzazioni AIA dell’impianto SAF di Colfelice e per i due termovalorizzatori di Lazio Ambiente a Colleferro.
Questi stabilimenti di trattamento dei rifiuti sono inseriti nel nuovo fabbisogno impiantistico del Piano Gestione Rifiuti della Regione, che a seguito del provvedimento della Direzione Regionale Territorio ed Urbanistica dovrà essere sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica VAS.
E’ evidente, perciò, che nel frattempo non possano essere rilasciate nuove autorizzazioni a detti impianti in quanto gli esiti della stessa Valutazione Ambientale Strategica potrebbero contrastare con il loro utilizzo, o dettare nuove condizioni e prescrizioni circa l’esercizio dei medesimi.
Inoltre, poiché la modifica e/o potenziamento degli impianti è rilevante, e nel frattempo lo stato delle matrici ambientali è peggiorato, i nuovi impatti ambientali debbono essere valutati nella procedura di VIA che Civis ha chiesto, comunque, di attivare per tutti e tre i siti.
Invitiamo tutte le associazioni interessate ad avanzare la stessa istanza nei confronti dell’Ufficio Area Ciclo Rifiuti della Regione Lazio; infatti, giorno dopo giorno appare sempre più evidente che la moratoria sui nuovi impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti -o sul potenziamento di quelli esistenti finalizzato ad accogliere i rifiuti indifferenziati di Roma- saranno i cittadini e le associazioni a doversela guadagnare, a colpi di azioni giudiziarie ed amministrative.
Il gelo che ha accolto la richiesta di moratoria rilanciata da Legambiente, Retuvasa e Civis, è il chiaro segnale che le intenzioni dell’amministrazione regionale sono tutt’altre, ed è inutile farsi illusioni: lettere aperte, appelli, sollecitazioni cadono sistematicamente nel vuoto.

Ferentino,lì 14 Febbraio 2017
 
Associazione Civis
14 febbraio 2017
STABILIMENTI A RISCHIO INCIDENTE RILEVANTE
Lo sviluppo va preso per il verso giusto
Ritorniamo sull’argomento degli stabilimenti a Rischio Incidenti Rilevanti (R.I.R.)  sviluppando uno dei temi anticipati nella precedente nota, non prima però di aver ringraziato quanti hanno avuto accesso al nostro sito internet www.civisferentino.eu per leggere la precedente nota. Un numero da noi inaspettato, per la particolarità dell’argomento,  che mostra l’accresciuto interesse per tutte le tematiche connesse all’ambiente.
Nella nota avevamo rilevato con  un tocco di polemica l’assoluta “indifferenza” da parte dei comuni che non hanno ancora provveduto a regolamentare le aree limitrofe agli insediamenti industriali esistenti. Eppure, già dalla direttiva SEVESO II recepita con legge 334/99, ma in modo più esplicito dal recepimento della SEVESO III con il Dlgs 105/2010 che all’art.8 attribuisce  ai Comuni le  funzioni “a) controllo dell’urbanizzazione in relazione alla presenza degli stabilimenti”, veniva fatto obbligo ai Comuni di adeguare i loro piani regolatori con gli Elaborati RIR (Rischio Incidente Rilevante).
Non solo,  nessuna iniziativa è stata  programmata ed attuata per la mitigazione del rischio per le attività già esistenti al momento dell’entrata in vigore della legge 334/1999. Il problema è stato completamente ignorato da tutti i soggetti chiamati in causa a partire dall’ASI che a partire dal 2007 aveva qualche strumento fornito dal nuovo PTR. In più procedimenti abbiamo contestato i suoi pareri, per esempio nel caso dell’impianto RECALL di Patrica giusto di fronte alla CHEMI SpA  che è uno stabilimento R.I.R.
La sentenza del TAR Latina n. 20/2017 rappresenta un punto di rottura che a noi associazioni fornisce uno strumento per imporre a codesti enti il rispetto delle normative, cioè la tutela della sicurezza della popolazione nonché della salute.
Le linee di indirizzo della Direttiva sono: 1)  pianificazione attraverso il documento ERIR; 2) approvazione del documento da parte del CTR; 3)   avvio delle procedure autorizzative delle attività.  La legge è categorica e chiara, il soggetto competente e procedente è il Comune  e, nel caso in cui l’ERIR non viene elaborato, il Comune perde il suo potere di esprimere il parere urbanistico.
Lo ripetiamo, in assenza del documento di pianificazione denominato E.R.I.R. un parere del Comune è mera carta straccia con gravi conseguenze per gli imprenditori, che non hanno certezze, e per la sicurezza dei cittadini se, come è accaduto in passato,  le autorizzazioni sono passate tra l’indifferenza ed ignavia generale.
Un primo dubbio che può insorgere nel lettore attento è: siamo in zona industriale, qual è il ruolo dell’ASI? La risposta è semplice: di mero spettatore infatti non è lui titolato ad intervenire. Primo, perché il territorio è del Comune e solo il Consiglio Comunale ne può disporre e pianificare l’uso, secondo perché la direttiva SEVESO non gli attribuisce alcuna competenza.
Per dare concretezza alla riflessione e alle argomentazioni evidenziandone le ripercussioni sia sulla popolazione che sugli imprenditori facciamo riferimento all’agglomerato di industriale di ANAGNI che conta 7 stabilimenti classificati R.I.R. di cui 5 di soglia inferiore e 2 di soglia superiore (OXIDO e Romana Chimici). Poniamo l’attenzione su questi ultimi 2 perché i piani di sicurezza sono pubblicati sul sito della Prefettura, i dati sono  pubblici e su di essi possiamo argomentare senza timore di smentite o divulgare notizie non verificate. A pag 74 del Piano Emergenza Esterna (proposto in appendice) sono riportati i  cerchi  che delimitano  l’area di  impatto nei 30 min successivi all’incidente secondo le norme tecniche su cui non ci interessa qui soffermarsi.
Orbene negli ultimi tempi si parla tanto della riconversione della ex Videocolor, iniziativa portata avanti dall’ASI, e questo gli spetta farlo purchè nei limiti delle competenze. Il problema, infatti, è che l’area in questione ricade interamente nelle aree di rispetto degli stabilimenti OXIDO e ROMANA CHIMICI, in particolare.
Pertanto nessuno è titolato a dire quali attività si possono svolgere all’interno del complesso industriale se non il CTR che si esprime solo su documenti ERIR redatti dai Comuni o su progetti in corso di istruttoria sempre su richiesta del Comune interessato.

Sintetizzando la situazione :
a) L’imprenditore non è  libero di intraprendere la sua iniziativa imprenditoriale e non lo sa a priori; b) Il Comune non ha titolo di esprimere il pare urbanistico;
c) per quanto riguarda  l’ASI c’entra come i cavoli a merenda, all’interno del PTR ci sono strumenti che avrebbe potuto usare ma alla prova dei fatti non saputo fare.
In questa situazione sorprende che nell’ambito della procedura per la stesura del nuovo piano regolatore, il Consiglio Comunale di Anagni ha approvato il DPI (Documento di Programmazione e Indirizzo) che liquida la questione RIR con una mera presa d’atto in mezza pagina. E’ invece urgente accelerare la stesura di questo strumento di programmazione se veramente sta cuore la reindustrializzazione del sito in tempi molto brevi.  
Lo sviluppo va preso per il verso giusto, programmando lo sviluppo del territorio, rispettando le regole,  monitorando l’applicazione della programmazione in modo rigoroso.
Questo è quello chiede con ostinazione e determinazione CIVIS: il rispetto dell’Art.41 della Costituzione  solo 2 mesi fa il Popolo italiano ha riaffermato:
 
L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”.

9 febbraio 2017
Impianto trattamento rifiuti Tecnoriciclo Ambiente di Anagni: Civis chiede alla Regione Lazio la revoca del provvedimento di Valutazione d’Impatto Ambientale
La Regione Lazio, Area VIA, con il provvedimento del 17 Gennaio u.s. e che pubblichiamo sul sito web www.civisferentino.eu, ha espresso parere di compatibilità ambientale per l’impianto di trattamento di rifiuti della Tecnoriciclo Ambiente, sito in Anagni nell’area industriale.
E’ importante segnalare che determinante è risultato il parere favorevole espresso dal Comune di Anagni, come si può agevolmente leggere nel provvedimento regionale.
E’ il segnale che l’atteggiamento dell’amministrazione comunale sulla collocazione di nuovi impianti dedicati al trattamento dei rifiuti sul suo territorio sta mutando in una direzione contraria alla tutela ambientale del territorio.
In vista delle decisioni circa le richieste di Ipercompost, Saxa Gres ed Energia Anagni srl, questo comportamento dovrebbe preoccupare e non poco i cittadini di Anagni e le loro associazioni, che finora non si sono attivati visto che solamente Civis ha presentato Osservazioni nel corso del procedimento per l’impianto della Tecnoriciclo Ambiente: non basta la “mobilitazione” ma occorre un impegno più concreto in tutte le azioni sul piano amministrativo e finanche giudiziario.
L’impianto della Tecnoriciclo Ambiente sarà dedicato principalmente alla produzione di combustibile per termovalorizzatori –CDR o CSS- e ciò crea un pericoloso precedente che potrebbe favorire il moltiplicarsi di impianti similari anche nel territorio di Anagni, i quali non potranno che incrementare e sostenere il ricorso alla combustione per chiudere il ciclo dei rifiuti.
Ed è necessario tenere conto del fatto che il Comune di Anagni pur appartenendo territorialmente alla Provincia di Frosinone, rientra però nell’ATO (Ambito Territoriale Ottimale) di Roma per la gestione dei rifiuti, essendo stato così inserito dal Piano Regionale del 2012 tutt’ora vigente; ne consegue che il suo territorio è particolarmente esposto alla collocazione di nuovi impianti per il trattamento dei RSU provenienti dall’area metropolitana di Roma, che sconta un gap ventennale sul fabbisogno impiantistico.
Con Saxa Gres che intende realizzare un impianto di recupero delle ceneri di risulta dei termovalorizzatori ed un impianto di compostaggio da ben 90.000 tonnellate all’anno, sembra che su Anagni stia per realizzarsi un’intera filiera dedicata ai rifiuti a servizio della Capitale: manca solo la discarica.
A questo proposito rammentiamo che nel settembre u.s. allorchè la Provincia di Frosinone chiese a tutti i comuni l’indicazione delle aree idonee e non idonee alla collocazione di nuovi impianti di smaltimento di rifiuti (le discariche), il Comune di Anagni non comunicò alcuna osservazione, limitandosi ad eccepire la mancanza di proposte da parte della stessa Provincia.
Inoltre, nel recente DPI per il nuovo Piano Urbano Generale Comunale adottato dall’amministrazione comunale, oltre a diverse mancanze in merito alla tutela ambientale che abbiamo già rilevato, non si prevede alcuna norma di divieto alla collocazione di impianti di trattamento e smaltimento di rifiuti che invece poteva e doveva essere inserita.
Cogliamo l’occasione per ribadire che, noto ed accertato il gravissimo degrado ambientale del nostro territorio, gli impatti che derivano da siffatti impianti non sono sostenibili, e gli apparenti vantaggi si risolvono a medio termine con pesanti ricadute sulla salute della collettività.
La Regione Lazio ha comunque imposto una serie di prescrizioni alla Tecnoriciclo, da verificarsi in sede di rilascio di Autorizzazione Integrata Ambientale AIA presso la Provincia; Civis è già intervenuta nel procedimento per l’AIA provinciale ed in quella sede presenterà ulteriori Osservazioni e richieste volte ad ottenere il rispetto di dette prescrizioni.
Nel frattempo l’associazione ha inoltrato alla Regione Lazio istanza per la revoca in autotutela della Determina di Valutazione d’Impatto Ambientale poiché diversi elementi del provvedimento appaiono in contrasto con la normativa vigente, in particolare con il Piano di Risanamento della Qualità dell’Aria e la recente zonizzazione che inserisce il Comune di Anagni nella zona A classe 1 per l’inquinamento e non in quella con inquinamento minore, zona B classe 2, come erroneamente indicato nel parere VIA.
 
Ferentino,lì 09 Febbraio 2017
 


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