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"Se ti copiano vuol dire che sei bravo, se ti criticano vuol dire che sei intelligente, se ti attaccano è la prova che ti temono."
NEWS - EDITORIALI
19 OTTOBRE 2019
20 LUGLIO 2019
Comunicato Associazione Civis di Ferentino


La formazione per i volontari del servizio civile CCP viene aperta a tutti

Il 9 luglio scorso è stato avviato il Servizio Civile CCP presso l’associazione Civis per le criticità ambientali del nostro territorio.
I volontari stanno già svolgendo il periodo di formazione specifica sul progetto “Appennino Fragile” che durerà fino al prossimo ottobre.
I temi della formazione riguardano la normativa ambientale, l’applicazione della stessa, i percorsi di partecipazione ed intervento delle associazioni e dei cittadini nei procedimenti amministrativi, il SIN bacino del fiume Sacco, il ciclo dei rifiuti, l’inquinamento delle matrici ambientali aria, acqua e suolo.

L’associazione ha deciso di aprire la formazione a tutti coloro i quali sono interessati ad approfondire gli argomenti sopra citati; basterà contattare Civis (civis.ferentino@gmail.com – cell 3920834660) specificando i temi di interesse per ricevere il calendario di formazione e partecipare agli incontri che si svolgono dal martedì al sabato di ogni settimana.

Inoltre il direttivo dell’associazione ha stabilito di convocare l’assemblea dei soci per il prossimo settembre con l’intento di presentare l’attività che svolgeranno i volontari, illustrare il progetto, nonché di riferire sugli episodi di ostacolo all’attribuzione di una sede di proprietà comunale per lo svolgimento del servizio civile, eventi che ci hanno profondamente amareggiato e deluso.

All’assemblea inviteremo il Vescovo Mons. Spreafico, il parroco della chiesa dei santi Giuseppe e Ambrogio Don Guido per ringraziarli dell’accoglienza nei locali della parrocchia che ci ha consentito di avviare il servizio civile CCP.
Inviteremo altresì il sindaco avv. Pompeo, il presidente del consiglio comunale avv. Pizzotti, il vicesindaco Luigi Vittori e gli altri rappresentanti dell’amministrazione comunale.
Ovviamente l’assemblea sarà aperta a tutti coloro i quali vorranno partecipare.

Ferentino, lì 20 Luglio 2019
Associazione CIVIS
10 LUGLIO 2019

Comunicato STAMPA dell’Associazione CIVIS

Avviato il progetto “Appennino Fragile” e il Servizio Civile Corpi Civili di Pace

È iniziato il 09/07/2019 il servizio civile dei CCP svolto dall’Associazione CIVIS presso la parrocchia dei Santi Giuseppe e Ambrogio di Ferentino, con i quattro volontari selezionati dal Dipartimento delle Politiche Giovanili presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Benedetta, Riccardo, Serena e Veruska realizzeranno con la direzione dell’Associazione CIVIS il progetto “Appennino Fragile”, il quale ha vinto il bando nazionale indetto nel 2018 per i progetti in tema di criticità e conflitti ambientali.


I volontari di Appennino Fragile

È un progetto assolutamente originale mai attuato, il primo a livello nazionale che interviene nel settore ambientale attraverso il servizio civile dei CCP, “i caschi bianchi” dell’ambiente.

Inoltre è la prima esperienza del genere nei SIN siti di interesse nazionale per la bonifica.

Si tratta di un servizio pubblico che attua un’iniziativa importante per il nostro territorio, volta al sostegno dei cittadini residenti nel perimetro del SIN bacino del fiume sacco; infatti, la maggiore tutela ambientale prevista nelle aree inserite nel sin, impone procedimenti ed adempimenti amministrativi e burocratici che spesso ricadono completamente sulle spalle delle famiglie e delle piccole e piccolissime imprese, con impegni economici gravosi e non sostenibili dai magri bilanci familiari.

Ugualmente, è un impegno oneroso e complesso per le forze dell’Associazione CIVIS che saranno occupate per un anno intero nella realizzazione del progetto assieme ai volontari.

L’attività sarà giornaliera per cinque giorni a settimana e dopo un periodo di formazione sarà gestito uno “Sportello Ambientale” volto alle attività suddette.

Inoltre sarà realizzato uno studio con raccolta dei dati per otto dei comuni del SIN che fotograferà in dettaglio la situazione esistente nei territori esaminati e tutti i conflitti ambientali.

Ancora, saranno realizzati una serie di eventi di formazione e informazione per scuole, cittadini e pubbliche amministrazioni.

Infine, con la collaborazione dell’Associazione “Medici di Famiglia per l’ambiente di Frosinone” sarà realizzato uno studio ed una raccolta dei dati relativa alle criticità sanitarie nel SIN.

Il direttivo dell’Associazione CIVIS e i soci sono determinati a realizzare il progetto e l’attività del servizio civile CCP nonostante i tentativi di ostacolarla, tentativi che si sono spinti fino a boicottare e strumentalizzare la domanda di assegnazione di una sede di proprietà comunale idonea allo svolgimento di quello che è un servizio pubblico a favore dei cittadini.

Sappiano costoro che questi squallidi e beceri espedienti politici non ci fermeranno.

L’Associazione e i volontari invitano il Sindaco Avvocato Antonio Pompeo, il Vicesindaco Luigi Vittori ed il Presidente del Consiglio Comunale Avvocato Claudio Pizzotti, presso la parrocchia dei Santi Giuseppe e Ambrogio per incontrarli ed illustrare loro l’attività del Servizio Civile CCP che stanno svolgendo.

Ferentino, lì 10 Luglio 2019
Associazione Civis

11 GIUGNO 2019
Comunicato Stampa dell’Associazione Civis di Ferentino

Riattivazione dell’impianto Marangoni di Anagni: gli smemorati della bonifica

Il 28 Agosto del 2017 scrivevamo della “pratica dimenticata” riguardante il superamento delle famigerate CSC (Concentrazioni Soglia Contaminazione) rilevate dall’ARPA Lazio “sul suolo superficiale lungo il fosso posto in prossimità dello scarico della ditta Marangoni in Anagni, Loc. Quattro Strade”, per Piombo, Rame, Zinco e soprattutto PCB.

Il Ministero dell’Ambiente chiese subito l’acquisizione di documentazione all’ARPA, al Comune di Anagni ed alla Provincia di Frosinone ”per l’eventuale adozione di iniziative di competenza”.
Sono passati due anni senza alcun intervento da parte del Ministero dell’Ambiente e degli altri enti competenti, i quali sembrano afflitti da una particolare e specifica fattispecie di perdita della memoria: la sindrome Marangoni.

Eppure la normativa (Testo Unico Ambiente) è chiara: entro trenta giorni dal rilevamento della potenziale contaminazione (superamento CSC) il proprietario e/o il gestore del sito debbono provvedere alla presentazione di una dettagliata indagine ambientale (piano di caratterizzazione); inoltre debbono essere immediatamente attuati interventi per la prevenzione e messa in sicurezza onde evitare la diffusione della contaminazione.
Se il proprietario o gestore non provvedono, si debbono attivare d’ufficio gli enti competenti, nel caso il Ministero dell’Ambiente poiché la Marangoni ricade nel SIN Bacino del fiume Sacco.
Ed il luogo ove è stata riscontrata la contaminazione da PCB ed altri inquinanti, è particolarmente significativo: il fosso oggetto dell’accertamento dell’Arpa confluisce nel tristemente noto Rio S.Maria, laddove ebbe inizio l’emergenza del 2005 e nacque il SIN, corso d’acqua che a sua volta confluisce nel Sacco. Insomma, siamo nel cuore della “tempesta ambientale” della Valle del Sacco.

Alla vigilia della riattivazione dell’inceneritore di pneumatici, la questione della contaminazione e del relativo procedimento di bonifica, si fa ancora più stringente ed urgente.
Pertanto, abbiamo indirizzato al Ministero dell’Ambiente, alla Regione Lazio, alla Provincia di Frosinone ed al Comune di Anagni, una nuova istanza con la quale si richiede non solo la caratterizzazione del sito della Marangoni e le misure di messa in sicurezza, ma anche la verifica della compatibilità della riattivazione ed esercizio dell’impianto con l’esigenza di provvedere alla bonifica.

Stavolta, però, non aspetteremo una nuova recrudescenza della perdita della memoria da parte delle amministrazioni pubbliche: se necessario chiederemo al giudice compente di intervenire.

Ferentino, lì 11 Giugno 2019
Associazione CIVIS

2 GIUGNO 2019
Comunicato dell’Associazione Civis di Ferentino

Trielina nelle acque di falda a Patrica. Ed  il SIN è di nuovo al palo.

Tanti proclami, comunicati stampa, petizioni, convegni, ma nel frattempo nel territorio interessato dal SIN Bacino del fiume Sacco emergono situazioni di compromissione ambientale sempre più gravi, e che sono indizio di fonti di contaminazione ancora attive alle quali nessuno pare interessarsi con la dovuta attenzione, provvedendo agli interventi indispensabili.
Fa più notizia la schiuma nel Sacco, mentre la silenziosa diffusione di inquinamenti invisibili molto più pericolosi viene costantemente ignorata.

Nell’ambito del procedimento di Valutazione d’Impatto Ambientale per la realizzazione dell’impianto per la produzione di biogas dalla frazione organica dei rifiuti proposto dalla Recall srl a Patrica, la stessa impresa nei primi giorni di Maggio presenta l’esito delle indagini preliminari alle quali obbliga la normativa sul SIN (tutti i documenti sono pubblicati sul sito della Regione Lazio.

E viene fuori una gravissima contaminazione delle acque di falda con valori di sette volte superiori ai limiti fissati dalla normativa per il ferro, di trenta volte per il manganese, ma soprattutto di 3,5 volte per il tricloroetilene, ovvero trielina (link)un cancerogeno di gruppo 1, nel cuore della Valle del Sacco, nel Comune di Patrica, a soli 200 metri dal fiume.

In considerazione della direzione dello scorrimento delle acque di falda, verso il fiume Sacco, è possibile anzi probabile che tale contaminazione interessi anche il corso dello stesso, aumentandone la diffusione nelle sorgenti e nelle falde dell’area interessata.
Inoltre, è ragionevole presumere una fonte di contaminazione attiva la quale -in assenza di individuazione- continua e continuerà a immettere veleni verso il fiume Sacco e nel territorio di Patrica, nonché nei Comuni vicini.
E quelle stesse acque di falda possono essere utilizzate per le più svariate attività, agricole ed industriali: il rischio di interferenze con la catena alimentare animale o umana è sempre presente.

Nel 2016 e più recentemente nel 2018, l’ISPRA e l’ARPA Lazio avevano già segnalato il perdurare di elevati livelli di concentrazione del famigerato HCH nelle acque del fiume Sacco. L’area del Comune di Patrica interessata da questa nuova contaminazione da tricloroetilene fa parte del comprensorio dove insistono il  fosso Vadisi (sul quale all’attualità non sono stati effettuati interventi di messa in sicurezza), e numerosi altri siti dove sono state rilevate e certificate contaminazioni da metalli pesanti, HCH o altre sostanze ed elementi gravemente inquinanti.

Nel frattempo è fermo al palo –ancora una volta- l’avvio degli interventi di cui all’Accordo di Programma stipulato il 07 Marzo scorso fra Ministero dell’Ambiente e Regione Lazio.
A tanti proclami, dopo tre mesi non è seguita nemmeno la convocazione di una conferenza di servizi, nemmeno l’approvazione di un intervento, nemmeno l’apertura di un cantiere, e le attività di cui all’AdP erano considerate dall’ISPRA tutte urgenti ed indifferibili.

Civis ha inviato al Ministero dell’Ambiente, alla Regione Lazio, all’ARPA Lazio, alla Provincia di Frosinone, nonché al Comune di Patrica, una formale richiesta di immediato intervento affinchè si proceda all’individuazione della fonte di contaminazione da tricloroetilene e si provveda alla realizzazione di misure di messa in sicurezza atte ad evitare la diffusione degli inquinanti, nonché all’identificazione del responsabile

Di ogni giorno di ritardo si pagheranno le conseguenze non nell’immediato perché il processo di compromissione dell’ambiente e dello stato di salute della popolazione è lento, costante ed inesorabile se non si interviene rapidamente.
Ma fra dieci anni o venti scopriremo un aumento dell’incidenza delle patologie tumorali, e avremo dimenticato lo scempio oggi perpetrato ai danni della nostra terra.
In Valle del Sacco non abbiamo ancora imparato nulla.

Tutti i documenti  a breve di seguito in allegato.

Ferentino, lì 2 Giugno 2019
Associazione CIVIS

27 Marzo 2019

Comunicato dell’Associazione CIVIS

Progetto “Appennino Fragile” sull’emergenza ambientale nel SIN Bacino del fiume Sacco

Aperto il bando per il reclutamento dei volontari dei Corpi Civili di Pace del Servizio Civile

Nel Marzo 2018 l’Associazione Civis in partnership con il CESC Project (ente capofila) e l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, ha partecipato al bando indetto dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale presso la Presidenza del CdM, per i progetti nel settore “emergenze ambientali in Italia” da realizzare con i volontari dei Corpi Civili di Pace.
Il progetto presentato, denominato “Appennino Fragile” riguarda interventi da realizzare nel territorio di nove Comune ricadenti nel perimetro del SIN Bacino del fiume Sacco.

Il Dipartimento del Servizio Civile Universale ha approvato il progetto ed ha aperto il bando –con scadenza 08 Aprile 2019- per il reclutamento dei volontari dei Corpi Civile di Pace al quale possono partecipare giovani dai 18 ai 28 anni e che, nell’ambito del Servizio Civile Universale, realizzeranno il progetto sull’emergenza ambientale nel SIN Bacino del fiume Sacco sotto la direzione ed il coordinamento degli enti ed associazioni anzidette e presso la sede di Civis.

Al seguente link tutte le informazioni sul bando, sui contatti e sulle modalità di presentazione delle domande.
Sul questo sito , nella sezione “Appennino Fragile” dedicata all’iniziativa pubblichiamo ugualmente i link con le info e tutti i riferimenti necessari per partecipare.

Saranno in numero di quattro i volontari che al termine delle selezioni saranno ammessi al Servizio Civile nei CCP; ciascun volontario selezionato sarà chiamato a sottoscrivere con il Dipartimento un contratto della durata di un anno che fissa in € 433,80 l’assegno mensile per lo svolgimento del servizio, ed è prevista un’assicurazione che viene stipulata sempre dal Dipartimento del Servizio Civile.

E’ un impegno molto gravoso quello che ci siamo assunti ma entusiasmante, ed è un onore intraprendere questa iniziativa a fianco dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII.
Le forze di Civis saranno impegnate per oltre un anno, e perciò il supporto e la collaborazione di tutti i soci è indispensabile per la riuscita del progetto: vi faremo costantemente ricorso.

Per nostra associazione si tratta di un obiettivo importantissimo: entriamo –concretamente- nel cuore del conflitto ambientale che si consuma nel territorio interessato dal SIN Bacino del fiume Sacco e che interessa non solo enti pubblici ed imprese ma le famiglie che vi risiedono, i piccoli agricoltori, gli artigiani e tanti cittadini, e che spesso ne condiziona fortemente la vita quotidiana.

Infatti, le attività che saranno realizzate dai volontari sono molteplici e spaziano: -dalle attività di supporto alle famiglie ed ai cittadini per la risoluzione delle problematiche che affrontano per la presenza del SIN; -all’orientamento ai percorsi di prevenzione per gli eventuali rischi di maggiore esposizione a patologie legate all’inquinamento ambientale (in collaborazione con l’Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone), -all’attivazione di percorsi formativi presso le Scuole secondarie di Secondo Grado collocate nel territorio interessato dal SIN, -ed ancora allo svolgimento di ameno n.8 seminari, convegni o eventi pubblici di informazione e formazione aperti alla cittadinanza.

Inoltre, per i volontari che saranno selezionati dal bando, Civis svolgerà una specifica attività di formazione sui temi ed i settori ambientali, mettendo a disposizione dei giovani l’esperienza e professionalità acquisita negli anni sia dall’associazione che da soci.

Infine, tutto il lavoro, i documenti, i dati raccolti ed i risultati del progetto, saranno pubblicati sul sito web dell’associazione, disponibili per chiunque vorrà consultarli ed utilizzarli.

Ferentino,lì 27 Marzo 2019
Associazione Civis


12 Marzo 2019
Comunicato dell'associazione CIVIS di Ferentino

Accordo di Programma per SIN Bacino del fiume Sacco: ora bisogna pedalare

Civis esprime soddisfazione per la firma –tanto attesa- dell’Accordo di Programma fra Ministero dell’Ambiente e Regione Lazio che consente l’avvio dei primi interventi di caratterizzazione e messa in sicurezza di n.11 siti contaminati e di una bonifica, ricadenti del perimetro del SIN Bacino del fiume Sacco definito con il DM 321/2016.

Rispetto agli otto interventi indicati dal Ministero dell’Ambiente nel Novembre del 2017, ne sono stati inseriti altri quattro: uno nel Comune di Ceccano, uno nel Comune di Paliano e due nell’area industriale di Colleferro.
Inoltre, in aggiunta alla nuova indagine ambientale su alcune parti delle fasce ripariali del fiume Sacco ed al monitoraggio dei pozzi e delle acque (già previsto fin dal Novembre 2017), fra le attività che l’Accordo dovrà attuare è stato inserito lo studio epidemiologico delle popolazioni residenti nella Valle del Sacco, studio che era stato approvato dalla Regione Lazio con la DGR n.228 del 16.05.2017 e che giaceva dimenticato nei cassetti dell’amministrazione regionale, nonostante tutti i solleciti, le istanze e le diffide delle associazioni di cittadini.

Qualche perplessità permane in merito al Comitato di indirizzo e controllo ed ai suoi poteri e strumenti tecnico-amministrativi; Comitato la cui composizione vede la presenza di Ministero, Regione, Arpa Lazio ed Ispra, rimanendone esclusi gli enti territoriali ovvero Comuni e Province che potranno intervenire solo nelle conferenze di servizi, senza possibilità di essere consultati ed informati sulle strategie e decisioni sugli interventi.
E manca ancora, seppure promesso nell’incontro nella sede della Provincia di Frosinone il 20 dicembre u.s., il “Protocollo Operativo per le Indagini Ambientali preliminari, strumento indispensabile per autorizzare gli interventi edilizi e produttivi che ricadono nel perimetro del SIN, e per dare uniformità e certezze temporali alle attività delle pubbliche amministrazioni e degli operatori privati dei settori economici coinvolti; il 20 Febbraio 2019 si è svolto un incontro tecnico presso il Ministero dell’Ambiente il cui esito non è noto, come non sono noti i tempi di emanazione del provvedimento.

L’AdP per il SIN Bacino del fiume Sacco è quell’impegno chiaro e formale che si attendeva da tempo; non è, però, il termine dell’azione ma solo l’inizio.
Ora è necessario realizzare gli interventi previsti ed il cronoprogramma degli stessi: le pubbliche amministrazioni coinvolte, i loro uffici ed i loro rappresentanti, in particolare la Regione Lazio quale soggetto attuatore, debbono “pedalare” -e tanto- per conseguire gli obiettivi fissati dall’AdP.
La nostra associazione continuerà a seguire costantemente l’iter delle bonifiche, come ha fatto fino ad oggi, e se sarà necessario insisterà con estrema determinazione per il rispetto degli impegni: nessun ulteriore ritardo è tollerabile.

Nell’elenco degli interventi finanziati e da avviare nei prossimi mesi è inserita la caratterizzazione e messa in sicurezza della ex Cartiera di Ferentino; è un risultato importante per raggiungere il quale l’associazione Civis ha collaborato con l’amministrazione comunale fin dal 2016.
Appena concluse le opere di risanamento del sito -che seguiremo attentamente partecipando al procedimento amministrativo- riproporremo il progetto di riutilizzo e recupero dell’area già illustrato pubblicamente nell’Aprile dello scorso anno (vedi link).
Infatti, il risanamento ambientale è solo una parte dell’azione che va svolta per i siti contaminati: occorre conseguire il recupero degli stessi ad usi pubblici o per attività private per attuare concretamente il rilancio del nostro territorio; con la ex Cartiera di Ferentino vogliamo creare un precedente virtuoso e replicabile.

Infine, togliamo un paio di sassolini dalle scarpe.

Subito dopo la firma dell’AdP e nei giorni successivi, abbiamo pensato che fossero tornati di moda il borsalino ed il panama, tanti erano “i cappelli” che una pletora di politici, amministratori e associazioni ha piazzato sul SIN Bacino del fiume Sacco e sui 53 milioni di euro per il finanziamento degli interventi.
Molti di coloro che hanno sfacciatamente rivendicato meriti inesistenti, non sanno cos’è un sito d’interesse nazionale per la bonifica.

Nessuno ha ringraziato chi, invece, ha una bella fetta del merito del risultato oggi conseguito:
-l’Ing. Laura D’Aprile, già dirigente della Divisione Bonifiche del MATTM, ed il suo staff sono coloro i quali in quattro anni di duro lavoro hanno definito il nuovo perimetro del SIN, hanno elaborato i primi interventi ricompresi dell’AdP e –in particolare- hanno attuato una consultazione con tutti gli stakeholder che mai prima di allora era stata svolta dal Ministero dell’Ambiente;
-l’Avv.Eugenio Monaco, già funzionario dell’Area Bonifiche della Regione Lazio, ed i suoi collaboratori, che hanno elaborato il perimetro del SIN, coordinato le attività di Comuni, Province e degli altri enti coinvolti (Autorità di Bacino, Arpa Lazio, ecc.).
Se tutte le associazioni dei cittadini, inclusa la nostra, hanno potuto partecipare alle conferenze di servizi, essere informate delle decisioni, interloquire con le pubbliche amministrazioni interessate, presentare osservazioni ed ottenere chiarimenti ed indicazioni, è merito dell’Ing. D’Aprile e dell’Avv.Monaco ai quali rinnoviamo i nostri ringraziamenti.

A proposito di consultazione e partecipazione -secondo sassolino- Civis è fortemente contraria al “metodo” con il quale è stata svolta, in limine alla firma dell’AdP, una consultazione sui contenuti dello stesso.
Sabato scorso 2 Marzo, ad una lista imprecisata di associazioni è stata indirizzata una mail con la bozza dell’AdP e con la richiesta di elaborare osservazioni entro le ore 20 del giorno successivo; osservazioni da inviare obbligatoriamente ad una associazione “capofila” e da sottoporre ad un assessore comunale il quale avrebbe provveduto “a vagliare il testo” ed a “redigere un documento di sintesi” da inviare al Ministero dell’Ambiente.
Inoltre, la bozza dell’AdP era messa a disposizione delle associazioni con alcune “inderogabili condizioni”, fra cui l’impegno a non divulgarla alla stampa; e come invece era facilmente prevedibile, il testo dell’AdP è stato poi pubblicato da diversi media e quotidiani.
Orbene, Civis non ha delegato alcun soggetto esterno al sodalizio per rappresentarla nei procedimenti inerenti il SIN Bacino del fiume Sacco e tantomeno in una fase così delicata come la stipula dell’AdP; né ha riconosciuto alcuna associazione o altri soggetti come “capofila” con il compito di guida e coordinamento.
Appare assai inopportuno un simile modo di procedere alla partecipazione legittimandolo con il solo fatto di aver richiesto al Ministero ed alla Regione la condivisione del testo dell’AdP.
Per evitare polemiche inutili e vista l’importanza di conseguire la stipula dell’Adp, non siamo intervenuti; laddove si verificasse nuovamente una così evidente distorsione dei ruoli e delle competenze, non esiteremo ad adire il giudice competente.

Ferentino,lì 12 Marzo 2019
Associazione CIVIS

16 FEBBRAIO 2019
Comunicato dell’Associazione Civis di Ferentino

Ampliamento della discarica di Roccasecca: per il MIBAC è “inaccettabile”

É bastata una sola parola ai rappresentanti del Ministero dei Beni Culturali, intervenuti alla riunione convocata mercoledì scorso presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri per esperire il tentativo di superare il dissenso espresso dallo stesso MIBAC e da altre amministrazioni: la sopraelevazione della discarica è “inaccettabile”.
Inoltre, il MIBAC ha ribadito che la tutela del paesaggio è una sua prerogativa che la Regione non può ignorare o superare: ubi maior, minor cessat.

I sindaci dei Comuni presenti alla riunione (Roccasecca, San Giovanni Incarico, Colfelice e Castrocielo) hanno tutti espresso l’indisponibilità a trovare accordi che prevedono l’ampliamento della discarica; nessun compromesso è stato accettato.

Ed anche la Provincia di Frosinone ha confermato quanto aveva già rappresentato alla Regione Lazio: se proprio volete la sopraelevazione, la capacità della discarica deve essere riservata al fabbisogno di smaltimento della sola Provincia di Frosinone, niente più rifiuti da Roma.

Bisogna ricordare ai tanti smemorati che nel 2016, allorché la Regione Lazio avviò il procedimento per l’individuazione delle aree per nuovi siti di discarica, la nostra Provincia non aveva bisogno di altri impianti: la capacità della discarica di Roccasecca era -allora- di oltre 400.000 ton e sarebbe stata sufficiente a coprire il fabbisogno dei Comuni della Provincia di Frosinone almeno fino al 2024.
Poi arrivano i rifiuti romani, con punte di 900 tonnellate al giorno (50 TIR al giorno), ed in meno di tre anni la discarica si riempie.
L’amministrazione provinciale di Frosinone ha compreso il rischio e ha imposto la sua posizione, prima obbligando la Regione a ridurre il progetto da 750.000 ton a 187.000 ton, ed ora opponendosi ai conferimenti di rifiuti provenienti da fuori ATO i quali esaurirebbero in pochi anni ed ancora una volta, la nuova capacità dell’impianto.

Perché questo è il nodo, questo è il problema: la monnezza della Capitale, che rende incandescente il fascicolo che piomberà sul tavolo del Consiglio dei Ministri dopo il fallimento del tentativo di mediazione; Consiglio dei Ministri al quale è devoluta la decisione finale che non arriverà prima del prossimo Marzo.
La Regione Lazio ora, finalmente, ha scoperto del tutto le carte, lo ha messo per iscritto e dichiarato nella riunione: la discarica serve a Roma perché la capitale non ha impianti e non ne vuole.
Ma i poteri sostitutivi nei confronti di Roma? Il tavolo tecnico con il Ministero dell’Ambiente? L’autosufficienza degli ATO?
Pinzellacchere, “la provincia dell’impero” deve essere succube e farsi carico delle inadempienze altrui.
E nemmeno con l’alibi della “solidarietà”: cari ciociari, la monnezza ve la pigliate e zitti, altrimenti anche voi troverete le cataste per strada.

Però, sempre per gli smemorati già citati, sul sito della Regione Lazio campeggia ancora il comunicato stampa dell’Assessore Valeriani che dà notizia dell’accordo fra la SAF spa di Colfelice e Lazio Ambiente spa, gestore della discarica di Colleferro.
Per effetto dell’intesa la SAF spa potrà conferire nella discarica di Colle Fagiolara i rifiuti dei Comuni della Provincia di Frosinone fino a concorrenza della somma di 5 milioni di Euro, in pagamento del debito che l’impresa colleferina (di proprietà della Regione Lazio) aveva accumulato nei confronti della medesima SAF.

In ultimo, poiché abbiamo sentito e letto innumerevoli fake news sulla sopraelevazione della discarica di Roccasecca, consigliamo di accedere al link regionale, pubblico e aperto a tutti, dove sono pubblicati gli atti, i documenti, le relazioni, le comunicazioni e quant’altro relativo al procedimento.

Forse, prima di parlare e scrivere (a vanvera), bisognerebbe informarsi.

Ferentino, lì 16 Febbraio 2019
Associazione CIVIS

3 FEBBRAIO 2019
Comunicato dell’Associazione Civis di Ferentino

Le Linee Guida del Piano di Gestione “dell’ordinaria emergenza” dei Rifiuti: la monnezza va in Ciociaria

Non c’è il nuovo Piano di Gestione dei Rifiuti del Lazio; la Giunta Regionale ha approvato solo le Linee Guida di indirizzo per la redazione del piano, il quale deve essere ancora elaborato, successivamente dovrà essere sottoposto a VAS Valutazione Ambientale Strategica, e poi approvato dal Consiglio Regionale; ci vorrà almeno un anno, e se tutto va bene il provvedimento vedrà la luce all’inizio del 2020.
E così il ritardo rispetto a quanto deliberato dalla stessa Regione nel 2013, diviene di otto lunghissimi anni.

Le Linee Guida licenziate dalla Giunta non sono altro che la presa d’atto e la stabilizzazione “dell’ordinaria emergenza” nella gestione dei rifiuti che ormai è il tratto distintivo della nostra Regione, emergenza dovuta al drammatico ritardo accumulato nella programmazione e nelle scelte di governo del settore, sia politiche che amministrative.

Inutile girarci intorno: il problema è la Capitale che da oltre dieci anni non risolve il problema della gestione dei suoi rifiuti e che da sola produce i due terzi di tutti i rifiuti del Lazio (Link al video).
Oggi le Linee Guida del Piano ci dicono che Roma non solo non è autosufficiente per le discariche, ma anche per gli impianti -TMB o altro- che debbono effettuare l’obbligatorio trattamento dei rifiuti indifferenziati (il sacco nero, per intenderci) prima di essere smaltiti nelle discariche, nelle quali non è più consentito sversare rifiuti “tal quale” fin dal 2005.

E qual è la soluzione della Regione ai problemi di Roma?

Semplice: utilizzare, ancora una volta e sine die, gli impianti delle altre Province del Lazio:
“Con riferimento al fabbisogno di trattamento emerge chiaramente che il deficit già ampiamente segnalato si ripeterà nei prossimi anni, in maggior misura per il mancato ripristino del TMB Salario nel medesimo assetto impiantistico. Pertanto il fabbisogno di trattamento di Roma Capitale non risulta soddisfatto. La scelta che viene proposta è quella, in previsione della modifica dell’intero assetto regionale di trattamento, di non rimettere in esercizio l’impianto come TMB, ma utilizzare l’impiantistica residua della Regione Lazio che, in soccorso di Roma Capitale, può completare il fabbisogno di trattamento (pag.63 e 64 delle Linee Guida).

Ed in particolare di utilizzare gli impianti della Provincia di Frosinone, perché per la SAF di Colfelice: “considerata la quantità autorizzata, l’impianto, teoricamente, potrebbe trattare ancora oltre 150 mila tonnellate di rifiuti” (pag.47 delle Linee Guida).
E per le discariche: “Si evidenzia che in base alle volumetrie attualmente disponibili, alle esigenze di smaltimento dei vari ATO e dell’insufficienza di alcuni ATO, già dall’anno 2020 ci sarà emergenza nell’intera regione in caso di mancate autorizzazioni di nuove volumetrie e nuovi impianti” (pag.68 delle Linee Guida).
Per la discarica di Roccasecca: “Si segnala che nelle more della definizione amministrativa del progetto di sopraelevazione già nel 2019 non vi sarà sufficienza di smaltimento” (pag.75 delle Linee Guida).
Ovvero, la Regione prima esaurisce la discarica a servizio della nostra Provincia con i rifiuti romani, e poi ne impone l’ampliamento.
Insomma, la solidarietà ed il soccorso alla Capitale ci viene imposto, altrimenti anche per noi –avvisa, anzi minaccia la Regione- sarà emergenza e monnezza per strada.

A questo punto non ci resta che inviare una proposta ai Sindaci della Provincia di Frosinone: chiedete, anzi esigete dalla Regione e dal Comune di Roma un ristoro di 30 Euro per ogni tonnellata di rifiuti romani che varca il confine della nostra provincia.
Un esempio viene dalla Regione Emilia Romagna, la quale con una Delibera di Giunta, n.48/2017, impose ad AMA spa di corrispondere un benefit di 20 Euro per ogni tonnellata di rifiuti capitolini trattata presso i loro impianti.
Per la Provincia di Frosinone l’importo di tale benefit equivarrebbe a circa 6 milioni di Euro all’anno che potrebbero -e dovrebbero- essere destinati ai Comuni per potenziare i sistemi di raccolta differenziata ed abbattere i costi della TARI a carico dei cittadini, cruccio di tutti i Sindaci.
In considerazione delle ambasce nelle quali versano tutti i Comuni ciociari, dovute alla carenza di risorse anche per i servizi essenziali, non ci pare una proposta insensata: se proprio dobbiamo sopportare questo peso, almeno che sia risarcito il territorio! Sia chiaro: nessuna compensazione o rinuncia alla tutela della salute, ma esclusivamente il ristoro dell’uso dei nostri impianti e del nostro territorio.

Certo è che l’accoglimento di un’istanza come questa non va semplicemente chiesto alla Regione ma preteso, anche facendo leva, cinicamente, sull’avvicinarsi delle scadenze elettorali di primavera.
Il 5 Febbraio la seduta del Consiglio Regionale è dedicata alla gestione dei rifiuti: potrebbe essere la prima occasione per far valere la posizione della nostra Provincia.
Diversamente, i sindaci dovranno spiegare e comunicare ai cittadini quali concrete iniziative intendono attuare per il loro territorio e per i cittadini. A buon intenditor…..

Ferentino, lì 03 Febbraio 2019
Associazione CIVIS

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